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NOSOUND Afterthoughts K-Scope 2013 ITA

Non c’è dubbio che i Nosound abbiano raggiunto nella loro carriera alcuni traguardi importanti, riassumibili in un generale apprezzamento da parte della critica estera, che non sembra ignorarli come fa per tante altre produzioni italiane di qualità, e la possibilità di vedere i propri album pubblicati da un’etichetta come la K-Scope, che annovera tra le sue fila alcune band fonte di evidente ispirazione per il gruppo di Giancarlo Erra, come i No-man e i Porcupine Tree. I Nosound sono ormai giunti al quarto album, con il quale confermano l’aderenza stretta ad uno stile musicale definito in maniera forse esagerata, tagliato con l’accetta e levigato alla perfezione per evitare spigoli e imperfezioni.
“Afterthoughts” è sotto certi aspetti il gemello monovulare di “A sense of loss”. Molto simile nella struttura dei brani al suo predecessore, il nuovo album, a distanza di quattro anni, mantiene inalterato uno stile basato sulla ricerca di atmosfere malinconiche, di suoni estesi a dismisura dentro la scansione ritmica monolitica e implacabile, e sulla voce declamante liriche di natura intimista che scivolano come burro su uno sfondo musicale bollente ma dal sapore ben noto. Ci sono le abbondanti divagazioni ambient, i passaggi strumentali di chitarra (stupendi), le tastiere che evitano il virtuosismo per basarsi su poche note ricercanti l’emozione pura, i crescendo, i feedback e gli effetti che ampliano l’estensione spaziale della musica. Tutto gradevole e ben fatto, ben registrato e prodotto in modo da far risaltare la scrittura e gli arrangiamenti di buona qualità dei brani, specialmente se si predilige l’ascolto dell’audio ad alta risoluzione contenuto nel DVD compreso nella confezione. Il problema è che tutto questo appare forse troppo scontato e, ironia della sorte, freddo. La componente emozionale dei brani viene a mio avviso ammorbidita proprio dal fatto che essi aderiscono troppo tenacemente al proprio stile di base. Mancano le sorprese, le variazioni, manca qualcosa di inaspettato che irrompa improvvisamente a sconvolgere l’uniformità del tutto. Volendo restare su aspetti più concreti, a mio avviso la voce tende ad essere un po’ troppo monocorde, vanificando a tratti l’egregio lavoro strumentale, vero punto di forza di “Afterthougths”. Se consideriamo, ad esempio, il trittico di brani “I miss the ground”, “Two monkeys” e “The anger song”, faccio fatica a trovare segni distintivi nelle parti vocali, che suscitano invece evidenti sensazioni di omogeneità. Tra i miei brani preferiti, cito senz’altro l’iniziale “In my fears” e “Paralysed” (con testi in italiano), puri concentrati di estetica alla Nosound, ma è difficile trovare qualche traccia che spicca in maniera evidente, tanto che l’album può essere più facilmente inteso come un’opera da valutare nel suo insieme, come un’unica suite nella quale le pause di silenzio tra i titoli sono in realtà parte integrante di essa. Da segnalare la presenza come ospite di Chris Maitland, batterista storico dei Porcupine Tree, che contribuisce a rendere più interessante il drumming, dalla scansione ritmica molto simile in tutte le tracce ma perlomeno fantasioso.
“Afterthoughts” è un bell’album, a dispetto dei difetti che personalmente ravvedo e che probabilmente costituiscono invece per i fan dei Nosound un incentivo all’acquisto. Pur evidenziando nuovamente il paragone con “A sense of loss”, c’è da dire i nuovi brani sono più calibrati e interessanti, e denotano un’evoluzione che in generale guadagna punti nella qualità compositiva. In definitiva, è come se i Nosound avessero trovato il proprio nirvana musicale e non volessero abbandonare lo stato di estasi da esso rappresentato, cercando però di rendere il proprio stile ancora più efficace nella sua essenza intima. La formula senz’altro funziona, e “Afterthoughts” ha un sound che soddisferà chi predilige un certo tipo di progressive basato sulla componente emozionale, più che sulla ricerca di nuove strade e sulla varietà ritmica e strumentale. Nonostante tutto, si tratta di un altro centro per una band italiana che è riuscita a farsi notare anche al di fuori della madrepatria.


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Nicola Sulas

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