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HAUTVILLE Le moire Hau Ruck! SPQR 2013 ITA

Avevamo lasciato i lucani Hautville a “Numen Lumen” disco che, seppur ricco di spunti interessanti, non ci aveva pienamente convinto. Eravamo però altresì convinti che la band aveva molti margini di miglioramento e la strada intrapresa era quella giusta. Fortunatamente per noi con questo EP chiamato “Le Moire” non deludono le aspettative realizzando un album più maturo e professionale dei precedenti. Seppur nella breve durata di un EP, e in solo cinque brani, il gruppo lucano fa le cose in grande stile a partire dalla preziosa collaborazione di Arturo Stalteri che, con i suoi interventi di piano, aumenta notevolmente lo spessore musicale dell’album. Tuttavia è tutta la band ad essere cresciuta e che è riuscita nel limitare i molti dei difetti dei precedenti lavori: la struttura dei brani è più omogenea, spariscono definitivamente gli interventi recitati e le parti vocali maschili, il sound si fa arioso e più prog.
Notiamo anche che i membri della band sono divenuti più consapevoli delle loro capacità compositive ed espressive: si lasciano maggiormente andare espandendo le loro soluzioni musicali senza perdere la loro identità musicale. La line-up è sempre la stessa con Leonardo Lonigro alle chitarre (che ricopre sempre un ruolo di primo piano all’interno delle strutture musicali dei brani), Francesco Dinnella alle tastiere (dal nuovo carattere alquanto spavaldo), Simona Bonavita al canto (anche lei molto migliorata e più matura nelle interpretazioni) e Paolo Bitonto alla batteria e al basso (completamento perfetto del sound della band).
Questa volta tutti i brani sono di buon livello, a partire dai due che prevedono la collaborazione di Stalteri: “In Superfice” e “Caelum et Terra”, Il livello sale ancora in “Le Moire” dove apprezziamo particolarmente la strepitosa interpretazione vocale di Simona che, ribadiamo, ne dimostra la crescita e una maggiore consapevolezza nei propri mezzi. A suggellare la strada intrapresa verso il progressive c’è anche la cover di “Non mi rompete” dei Banco, brano storico in cui era molto facile perdere nel confronto con l’originale e cadere in miserrime figuracce. Un plauso agli Hautville che lo hanno interpretato con molta personalità, bravura e nella pienezza del loro stile.
A questo punto dobbiamo aspettare la band lucana alla prova di un album completo per verificare tutti i miglioramenti assaporati in queste cinque canzoni. Le premesse sono tutte estremamente positive e chissà se gli Hautville non riusciranno a sorprenderci ulteriormente.


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Francesco Inglima

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