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JOHNNY UNICORN Angels in the Oort cloud Johnald Hibiscus Unicornopoulos 2014 USA

Gli americani sembrano notoriamente avere una particolare attrazione piena di speranza verso gli angeli ed altri tipi di fenomeniparanormali, però la visione mistica di Johnny Unicorn non sembra affatto positiva, anzi, in questo suo settimo lavoro solista ci mostra nei testi una certa conflittualità nel suo rapporto con il divino, un’inquietudine apocalittica che prende forma in un vago concept album su un Dio capriccioso e non proprio benevolo che alla guida della sua schiera di angeli decide: “we must destroy them, bring fire down to their spaces”… Le tematiche della sofferenza e della mortalità già affrontate con goliardica e spensierata allegria musicale in “Companion And Companionship” si scurisce ora con tinte paranoiche (“LCD”, ovvero gli angeli ci osservano costantemente attraverso i monitor dei nostri pc) ed appunto apocalittiche come nella suite di sedici minuti “Anges”, dal cui testo possiamo dedurre che i simpatici angioletti stiano preparandoci qualche simpatico regalo sotto forma di cometa direttamente dalla nube di Oort del titolo, un’ipotetica nube di comete situata sul confine del nostro sistema solare. Questa volta Johnny Unicorn è assistito dalla sua band parallela prog-pop rock dei Autumn Electric ed in effetti “Angels In The Oort Cloud” potremmo considerarlo come il frutto di un lavoro collettivo, anche se una parte delle canzoni sono riscritture di brani scritti quindici-vent’anni fa… La suite d’apertura “Angels” è concepita su un’improvvisazione di oltre quaranta minutidel batterista Jason Campbell: ripulita e ridotta ad una durata più ragionevole è un’opera intrigante dall’afflato epico, sulla scia di VDGG, Phideaux, King Crimson e Cardiacs, con tocchi di Bowie e influenze indie folk rock che si protraggono per il resto del cd dando al disco un buon senso di compattezza… “Nebraska” flirta con le ultime ondate effimere indie-post punk, mentre “Inertia” chiude il disco splendidamente con una brillante e struggente ballata folk progressiva. Se pensiamo al collage sonoro di “Friendship and Companionship”, “Angels In The Oort Cloud” sembra avere quasi una sua dimensione live per le sonorità decisamentepiù vive ed analogiche, ruvide ed aggressive… L’esperienza con gli Autumn Electric (al di là della sua militanza con Phideaux) ha molto giovato alla creatività di Johnny Unicorn e pur conservando certe sue asprezze forse ancora un po’ difficili da assimilare, specialmente le vocals, talvolta un po’ irritanti, anche se in gran parte volutamente, la bellezza delle melodie e gli arrangiamenti brillanti compensano gli aspetti più ostici… Poi c’è la verve ironica di Johnny che anche nei momenti più cupi non viene mai a mancare e che riesce a donare all’insieme del disco quel giusto tocco di leggerezza che rende infine l’ascolto irresistibile.



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Giovanni Carta

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