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ON THE RAW Big city awakes Red Phone Records 2017 SPA

Questo simpatico dischetto è il frutto di un progetto parallelo di tre membri della band prog-sinfonica catalana Harvest (Jordi Amela -tastiere-, Jordi Prats -chitarre- e Alex Ojea -batteria-) che si sono uniti a Pep Espasa (sax e flauto) degli AppleSmellColour, altra band prog della zona, e al bassista Toni Sanchez per dar vita ad un progetto dai connotati dichiaratamente e marcatamente fusion. Il risultato è appunto questo lavoro, pressoché interamente strumentale, contenente 9 tracce di jazz-rock sinfonico, dai toni quasi mai eccitati ma, anzi, spesso sotto le righe, pacati e liquidi, con belle tastiere, flauto onnipresente e chitarra che alterna sonorità holdsworthiane a timide e controllate distorsioni.
Qua e là notiamo anche alcune escursioni sul versante funky, come in “Caravan” (brano in bilico peraltro tra connotati big band e, appunto, funky), “Two Steps from Glory”, “Everything Will Come” (peraltro un brano particolarmente eterogeneo, questo, dalle varie facce) e, soprattutto, l’ultimo brano, intitolato “Looking for Mr. Hyde”, che è anche il più atipico, infarcito com’è di elettronica e con la presenza di voci e cori femminili (le uniche dell’album) e che ricorda un po’ gli Snarky Puppy… presenza questa che aleggia più o meno su varie tracce dell’album.
In effetti l’eclettismo è una delle carte su cui la band punta maggiormente; ferma restando l’impostazione jazz-rock data all’intero album, le varie tracce (con le due più lunghe posizionate in testa e in coda) si sviluppano su connotati diversi nel corso della loro durata, mutando pelle spesso e volentieri, da umori più sinfonici a progressioni ritmiche più rock (o funky), con sonorità più eteree che lasciano spesso il posto ad ambientazioni di jazz urbano, i fiati che si fanno sentire quasi in ogni momento e le tastiere che spaziano da sonorità vintage a progressioni di piano elettrico. Un brano ammiccante come “On the Raw” ad esempio, caratterizzato nella prima metà da un sax quasi Papettiano, si trasforma, grazie ad una chitarra hard come non la troveremo più per il resto dell’album, in una canzone rockeggiante.
L’album, come già detto, è simpatico e gradevole, mai davvero complesso e cervellotico e decisamente ascoltabile senza grosso impegno… ma senza disimpegno… se mi si consente questo ossimoro. Non essendo esattamente un fan della band principale dei tre musicisti che compongono questo gruppo, la mia speranza è che il loro impegno venga principalmente dirottato in direzione di questo progetto.



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Alberto Nucci

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