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RMP (ROZMAINSKY MIKHAILOV PROJECT) For the light Art Beat 2017 RUS

Questo nuovo connubio musicale che si configura come una sorta di supergruppo prende il nome dai due principali compositori ovvero Ivan Rosmainsky (tastiere), fondatore dei Roz Vitalis, e Vladimir Mikhailov (chitarre) che, in ambito Prog, annovera un passaggio all’interno degli Algabas. Accanto a loro ci sono altri musicisti che, anch’essi, provengono dalle esperienze musicali più disparate. Ampio uso viene fatto del clarinetto e addirittura della gusla, tradizionale strumento a corde slavo.
Il risultato si concretizza in quest’album, quasi interamente strumentale, fatto di 11 brevi composizioni (solo una di esse si estende su una durata di 10 minuti) dalle caratteristiche eclettiche e anche molto diverse le une dalle altre, ma con un feeling avanguardistico e complesso che le accomuna tutte.
Sembra di ascoltare in realtà una lunga suite che si sviluppa attraverso una moltitudine di movimenti sì diversi ma idealmente e filologicamente connessi l’un l’altro, con tratti folk, conferiti principalmente dagli affilati arpeggi della gusla, che si susseguono a momenti più sinfonici e lineari per poi cedere il passo a tratti cameristici o addirittura a tratti più orientati a sonorità rock e new wave… e non mancano improvvisazioni jazzate, ovviamente.
Un susseguirsi quindi di paesaggi sonori, come si suol dire, dalle atmosfere talvolta inquietanti, altre volte solenni, salvo evadere momentaneamente dalla seriosità per episodi più luminosi o di ampio respiro… sempre tuttavia limitati e di breve durata. L’effetto è quello di farci ascoltare quest’album con uno stato d’animo di continua apprensione e, anche quando sembra che non ci possa accadere nulla di brutto, tracce come “Coming of the Troubled Waters” amplifica lo stato di tensione in cui ci troviamo.
Come detto, gli episodi in cui è suddivisa questa ideale suite sono tutti di durata limitata, tranne la conclusiva title track di oltre 10 minuti che, se possibile, amplifica in uno spazio di tempo più ampio le caratteristiche già viste nelle tracce precedenti, con una prima parte fusion che dà spazio ad una seconda decisamente più spacey ed avanguardistica, dettata dagli arpeggi di chitarra che si muovono su un ritmo di batteria che progressivamente sale di tono, per stemperarsi infine sulle ultime note di clarinetto e tastiere.
L’album d’esordio di questo progetto è sicuramente intrigante e senza dubbio necessita di ascolti successivi per potersi districare all’interno delle mille sfaccettature che i musicisti hanno inserito. Non tutto fila alla perfezione forse e qualche volta pare che la musica si avvolga su se stessa ma l’ascolto di “For the Light” è un’esperienza che mi sento di poter consigliare comunque.



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Alberto Nucci

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