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CARAVELA ESCARLATE Caravela escarlate Vertice Cultural 2017 BRA

Caravela Escarlate è il nome del progetto del polistrumentista brasiliano David Paiva con il contributo del batterista Elcio Càfaro e del tastierista Ronaldo Rodrigues (degli Arcpelago). Si tratta del secondo lavoro della band dopo l’esordio con “Rascunho” del 2016 e, certamente, di un album più maturo e riuscito. Suoni moderni, ma con qualche richiamo al passato a ricordarci che il Sud America, sin dai seventies, ha prodotto lavori che nulla hanno da invidiare, per qualità, ai coevi gruppi europei o statunitensi. Oltre cinquanta minuti di un brillante prog sinfonico, cantato in portoghese (due i brani strumentali), sempre attento all’aspetto melodico e con una sottile vena malinconica che si affaccia, talvolta, nelle otto composizioni presenti nel cd.
Partenza scoppiettante con “Um brilho fràgil no infinito”, dominata dai synth di Rodrigues e dal delicato canto di Paiva. La title track, che segue, ha un più spiccato accento ritmico, con un grande lavoro di basso e batteria a contrastare il dominio delle tastiere, mentre la chitarra rimane sempre un poco defilata. La musicalità della lingua portoghese acuisce, inoltre, la vena romantico-sinfonico del trio carioca. Il format canzone continua con lo strumentale “Atmosfera”: intro jazzato e poi la consueta esplosione di “colore” offerta dalle tastiere di Rodrigues, per un brano non lontano dalla sensibilità dei “vicini di casa” argentini Nexus. “Gigantes da destruição”, sempre dalla buona verve melodica, ha una varietà maggiore dei suoni delle tastiere con lo Hammond che si ritaglia un importante spazio nella composizione. Ottimo lo strumentale che conduce alla fine di uno dei brani migliori del lotto. “Toque as constelações” è una soft song, senza infamia e senza lode, che concede comunque un attimo di respiro. Molto più movimentata “Futuro passado”: un bel punch iniziale, qualche ricordo di EL&P e, udite, udite, anche un po’ di chitarra elettrica. Le due tracce conclusive, “Cosmos” e “Planeta-Estrela”, sono le più convincenti dell’album. La prima ricorda gli Eloy di “Time to turn” con le sue atmosfere space ed, in aggiunta, ottime linee di basso alla Squire. La seconda, che con i suoi undici minuti abbondanti è anche la più lunga dell’intero lavoro, ha un inizio piuttosto frenetico, prima di perdersi nei meandri delle atmosfere sognanti e rarefatte. Il cantato di Paiva ed un crescendo di organo ci portano alla conclusione, davvero bella.
Un album che farà la gioia dei cuori-prog che battono per il romantico-sinfonico senza troppi compromessi o effetti speciali. Una release molto piacevole e l’ennesima dimostrazione che la musica di qualità è presente ad ogni latitudine. Basta cercarla.



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Valentino Butti

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