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UNIMOTHER 27 AcidoXodica Pineal Gland 2018 ITA

Il pescarese Piero Ranalli è attivo sul panorama musicale fin dal 1989, quando cioè suonava il basso con i City Sewer System. Una tendenza stilistica che è andata spostandosi sempre più verso la psichedelia cosmica, come dimostra il trio space-rock Insider fondato assieme al fratello. Occorre ricordare anche due album e un live con l’ottima prog band Areknames, prima di tornare nel “cosmo” con la sigla Unimother 27, oggi al sesto album. Coadiuvato solo dal percussionista Mr. Fist, Ranalli si occupa di basso, chitarre e sintetizzatori, facendo man mano levitare i suoni attorno a delle basi semplici, quasi tribali. Qualcuno ha fatto il nome dei Cromagnon, ma per fortuna qui non c’è la medesima follia perversa e soprattutto lo stesso rumore insostenibile; in questo contesto sembra di essere in un mondo primitivo e lunare, in cui il pianeta Terra si vede da lontano e le sensazioni vengono fuori in maniera sempre più cangiante. Peraltro, il musicista abruzzese ha scritto nelle note di copertina che la struttura di quest’ultimo lavoro è stata ispirata da un’esperienza onirica, in cui gli elementi che venivano incontrati durante il cammino erano sempre gli stessi e lo scenario non cambiava mai. L’autore ha voluto definire una simile visione come “palindromo tridimensionale” ed è per tale motivo che non solo il titolo dell’album è basato su questa particolare sequenza di caratteri, ma lo sono anche tutti i titoli dei brani strumentali, che leggendoli in un senso o in un altro non mutano il proprio significato. L’iniziale “Ossesso” è l’esempio più calzante per rappresentare la trasposizione in musica di un sogno a suo modo assillante, con una partenza quieta, note prolungate e poi digressioni chitarristiche distorte in stile vecchio Bevis Frond su un tappeto percussivo uniforme, della durata di oltre dieci minuti. Non si può non pensare al kraut-rock e agli Ash Ra Tempel in particolare, con le loro infinite divagazioni chitarristiche con cui venivano trasfigurate le invenzioni di Jimi Hendrix per ottenerne poi qualcosa di completamente diverso; ma nonostante tutto, in un brano come “Opporti a me non è mai troppo” c’è meno rumore e forse più contemplazione, guardando maggiormente al seminale Manuel Göttsching , anch’egli fondamentale (anche se meno conosciuto) per lo sviluppo dei corrieri cosmici. Non vi sono comunque loop e incastri di sequencer tipici della scena tedesca, dando spazio ad un approccio più viscerale simile ad alcuni album che il marchigiano Paul Chain ha dedicato al genere in questione. Dopo “Allunare era nulla”, interessanti i giochi di basso su “A valle tra masse essa martellava” e le chitarre doppiate di “È corta e atroce”, mentre suona decisamente stralunata “Arte tetra”, concludendo con “Eterni attici di città in rete”, notturna e allo stesso tempo più vivace.
Questo sesto lavoro a nome Unmother 27 appare esattamente per ciò che è: una suonata psichedelica fatta in casa, in cui ci si diverte a produrre note (magari spesso ripetute) sul manico della chitarra. La resa sonora è ben più che sufficiente, consentendo così un ascolto agevole. All’inizio interessante, poi l’attenzione cala e se il volume viene tenuto medio/basso può diventare un valido sottofondo che farà viaggiare inconsciamente nello spazio.



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Michele Merenda

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