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THE AARON CLIFT EXPERIMENT If all goes wrong autoprod. 2018 USA

Il terzo album del progetto guidato da tastierista e cantante texano vede consolidarsi attorno a questo un gruppo affiatato composto dal chitarrista e bassista Devin Nort, co-autore egli stesso dei brani, e dal batterista Tim Smith. Accanto a loro c’è un numero di ospiti e collaboratori variabile, ad arricchire la proposta musicale di quello che negli intenti è un album di Progressive Rock ma che non si fermi agli stilemi predefiniti per spingersi possibilmente oltre. Niente che non sia negli obiettivi dichiarati del 90% delle band Prog attuali, insomma, ma ascoltiamo come questa band (nata nel 2012 come progetto puramente solista di Aaron) riesce a concretizzare questi propositi.
L’album è costituito da 10 brani di durata non molto estesa, con un paio di punte intorno agli 8 minuti. Fin dall’inizio ci troviamo ad ascoltare una musica brillante e rockeggiante, apparentemente diretta e accattivante ma con accordi e variazioni jazzy che ci fanno presagire e sperare in qualcosa di più per il prosieguo. “Absent Lovers”, lungi dall’essere un tributo ai Crimson (o forse sì? Nella canzone sembra esserci anche un riferimento ai Genesis), è uno dei brani più lunghi e muta decisamente le atmosfere, iniziando in modo dolce ed elegiaco per poi scatenarsi sulle onde create degli archi ed un cantato enfatico, con dei bei passaggi moderatamente complessi ed intricati che ci portano ad apprezzare decisamente questa canzone che forse rappresenta la summa di quanto vuole offrirci il gruppo.
I brani successivi, più brevi e meno complessi, mantengono comunque un certo quid eclettico, con una chitarra che ci ricorda decisamente i Queen. Questo piccolo arcano si spiega facilmente con la presenza, nei brani di questa fase centrale dell’album, di Arielle, chitarrista allieva proprio di Brian May. “Savage in a Fancy Suit” ci porta invece decisamente in un territorio hard-Prog, a metà strada tra Deep Purple e i primi Sabbath.
L’altro lungo brano del lotto, “Dream Within a Dream” è un altro delizioso episodio di quest’album, più lineare dell’altro ma ricco al contempo di melodia e con delle belle atmosfere malinconiche che, condite da un finale strumentale sontuoso, cattureranno l’attenzione di tutti i Prog-lovers.
Sorpassata la breve e diretta “Wild Hunters”, ci troviamo nell’ultima traccia dell’album (versione digitale), la pacata e romantica title-track in cui si sente un Mellotron che, unito alle melodie vocali, ci porta inevitabilmente alla mente niente meno che “Epitaph”… e come chiusura è tutto dire! La bonus track, presente solo sul CD, per soli piano e voce, chiude le danze in maniera tranquilla e crepuscolare.
Un album divertente, indubitabilmente, con alcuni ottimi momenti ed altri un po’ più ordinari. Alla fin fine non so e non mi interessa più di tanto se i propositi di partenza sono stati raggiunti; abbiamo comunque poco meno di un’ora di musica che ci hanno moderatamente soddisfatti e questo lo ritengo più importante, dal nostro punto di vista.



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Alberto Nucci

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