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SHUSEI’S PROJECT To the new world Music Planet 2019 JAP

Shusei Tsukamoto è noto negli ambienti Prog per essere stato la mente creative di Outer Limits e Vienna, due band che negli anni ’80 (con una tanto effimera quanto valida reunion nel 2007, per quanto riguarda i primi) sfornarono diversi album di Prog sinfonico alla giapponese di ottimo livello. Più di recente il nostro Shusei si è guadagnato le sue ciotole di riso collaborando con l’artista pop Gackt, pubblicando con lui una decina di album. Di recente pare essere tornato all’antico amore Prog, dando vita a questo suo progetto ed esordendo nel 2017 con l’album “Same Dreamer”.
Questo secondo album vede la partecipazione, accanto a lui (che si occupa unicamente delle tastiere), di un vero e proprio gruppo tra i quali riconosciamo i suoi ex collaboratori Takako Aramaki (Outer Limits, chitarra) e Kozo Suganuma (Vienna, batteria). Di rilievo, nell’economia dell’album, è la presenza del violino di Miki Fujimoto (ex Fantasmagoria) il cui suono è una presenza costante nella musica di queste 7 tracce. Le due vocalist soliste (Ayae Miyabi e Yuu Souma) completano il tipico impasto sonoro che ci riportano con la mente appunto ai molti gruppi Prog sinfonici giapponesi dei decenni passati.
A tutti gli effetti quindi, nel bene (che è molto) e nel male (poco), quest’album potrebbe essere stato pubblicato a metà anni ’80. Benché l’effetto bombastico dato dal forte impatto tastieristico, affiancato dal costante uso del violino, sia notevole, l’album tuttavia non è costituito da un mero bombardamento sonoro carico di melassa, offrendo invece non pochi spunti melodici e momenti più riflessivi, con poche accelerazioni ritmiche. Siamo di certo più vicini alla proposta degli Outer Limits che a quella dei Vienna, detto a beneficio di coloro che già conoscono le due band summenzionate, e personalmente questo lo ritengo un punto a favore.
Anche la timbrica della voce delle due cantanti, benché ben calata nella tradizione nippnica, riesce fortunatamente ad evitare l’effetto cartone animato che invece altri gruppi in passato sembravano quasi che ricercassero. La loro presenza, anche se non sporadica, è inoltre ben bilanciata e distribuita nell’ambito delle canzoni. Le quali canzoni si attestano tutte su buoni livelli, con ben poche pause qualitative, a partire dalla crimsoniana e vulcanica traccia d’apertura “Volcano Area” fino alla lunga title track conclusiva che rappresenta la degna conclusione di un album decisamente piacevole, non imprescindibile magari, ma di sicuro appetibile agli appassionati del Prog sinfonico, in special modo di quello nipponico.



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Alberto Nucci

Collegamenti ad altre recensioni

OUTER LIMITS The silver apples of the moon 1989 (Musea 1997) 
OUTER LIMITS Stromatolite 2007 
VIENNA Unknown 1998 

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