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THE GREAT WIDE NOTHING Hymns for hungry spirits vol. 1 autoprod. 2020 USA

Ad un anno di distanza dal riuscito “The view from Olympus” ritorna il terzetto statunitense dei Great Wide Nothing. L’album, intitolato “Hymns for hungry spirits vol. 1”, è autoprodotto, come del resto l’esordio, e vede il trio composto da Daniel Graham (basso, chitarre, voce), Dylan Porper (tastiere) e Jeff Matthews (batteria) alle prese con sette nuovi brani che ricalcano, seppur in parte, il sound proposto nel loro primo lavoro. Ecco, dunque, pezzi dalle spiccate qualità melodiche che “prendono” subito, intrecci strumentali sufficientemente elaborati ed un “flavour” tipicamente americano nei suoni che ricordano gli Spock’s Beard senza enfatizzarne gli accenti più heavy. Non stiamo ovviamente parlando dell’album dell’anno, ma di un lavoro piacevole, molto coinvolgente e che potrebbe conquistare una fetta di progsters, magari più tradizionalista e meno “concettuale”, ma non per questo di serie B.
A differenza di “The view from Olympus”, che presentava una splendida e lunga suite finale (la title track), quest’ultima fatica risulta più omogenea e compatta, con brani sempre di qualità, ma che non dominano sugli altri. Brani freschi e vivaci, dal buon “punch”, molto sinfonici quando comandano le tastiere di Porper, più hard e diretti quando predominano i riff della chitarra di Graham. Il tutto coinvolgendo una ritmica rocciosa, come ad esempio in “Superhero”, che ricorda non poco (seppur con le debite proporzioni) i Rush della prima metà degli anni ’80, e nella successiva “Promised land”, ancora più scolpita nel granito. Punto esclamativo per i nove minuti di “Stars apart” dove la band trova la perfetta alchimia ed il giusto feeling tra le trame strumentali e le sezioni cantate. Circoletto rosso, infine, per la conclusiva “The best we can do is laugh”, dinamica, refrain orecchiabile, esemplare assolo di synth; insomma un “bigino” di new prog sinfonico di ottima qualità.
“Hymns for hungry spirits vol. 1” è un album gradevolissimo, con molti spunti apprezzabili e consigliabile, senza remore, ai new progsters italiani e non.



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Valentino Butti

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