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MARCO GRIECO Nothing personal Musical Box Entertainment Association 2020 ITA

Avevamo apprezzato un paio di composizioni di Marco Grieco presente nel recente “The White Snake and Other Grimm Tales “dei Samurai Of Prog e una rapida ricerca in internet ci ha permesso di ricondurre il suo nome all’album del 2009 “Il pianeta degli uomini liberi” uscito con il monicker “MacroMarco”. Lo scorso anno è stato pubblicato “Nothing personal” composto, suonato e cantato (in inglese stavolta) interamente dall’artista salentino. Tutto è stato studiato sin nei minimi particolari, a partire dallo splendido artwork basato sulle illustrazioni del ballo mascherato di Grandville contenute in “Un autre monde”. Qui tutti gli animali rappresentati indossano delle maschere che assegnano loro un carattere, una funzione e dietro queste maschere anche l’uomo sarebbe, o meglio, è capace di commettere atti efferati.
Malgrado non si tratti propriamente di un concept, è evidente il fil-rouge che lega le varie composizioni, unite dal desiderio, forte, di contrastare in ogni modo qualsiasi forma di violenza. Grieco se ne occupa con i mezzi a lui più congeniali attraverso nove brani che dimostrano il suo amore per il progressive rock inglese degli anni Settanta con qualche strizzatina d’occhio a quello più easy del decennio successivo. “Last chance” apre l’album con un bombardamento di tastiere e solari cori “yesseggianti” che indirizzano subito l’ascoltatore verso territori conosciuti ma “confortevoli”. “The eden”, più dura, ricalca per certi aspetti l’appeal dei primi album degli Asia con chitarre aggressive, batteria sostenuta e voce ricca di “effetti”.
La title track (il cui testo fa riferimento al processo di Norimberga) è un altro brano impetuoso e ricco di “punch” dominato dalle keytar dell’autore. Con “Am I sleeping” l’atmosfera cambia completamente: una soffusa ballata guidata dalla chitarra acustica che poi si “apre” melodicamente con un bel “guitar-solo” decisamente floydiano. Particolarmente effervescente e brillante pure “Falling dreams” con incastri vocali coinvolgenti. Piuttosto elaborato l’incedere di “Waiting for”: spumeggiante l’introduzione strumentale, straniante la sezione centrale (che riprende un discorso di Greta Thunberg), ancora brillante con uno sfarzoso “solo” di synth il seguito con un finale in crescendo in cui spicca l’elettrica. “Waves” è un intenso e malinconico ritratto sonoro per il solo pianoforte ed un momento di “tregua” acustica prima dei due brani conclusivi. “Heretics” (il cui tema è l’abiura a cui fu costretto Galileo) ha un incedere marziale e la chitarra heavy ne accentua ancora di più le caratteristiche.
Poteva poi mancare la “suite”? No… e infatti ecco “Winter” (quasi quindici minuti), “pezzone” diviso in nove parti. Un trionfo di prog barocco di ottima fattura, nel quale Grieco “sguazza” che è un piacere.
“Nothing personal” ci ha lasciato davvero soddisfatti, tanto che, il rammarico, essendo stato pubblicato lo scorso anno, è quello di non averlo scoperto prima. Speriamo di avere, almeno parzialmente, rimediato con queste poche righe e che qualche appassionato dia fiducia al lavoro del musicista salentino. Se lo merita.



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Valentino Butti

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