| |
| THE EMERALD DAWN |
The land, the sea, the air - Volume I |
World’s End Records |
2025 |
UK |
 |
Continuano a pubblicare dischi con una certa costanza gli Emerald Dawn che dal 2019 ne propongono uno ogni due anni. Il 2025 vede il turno di “The land, the sea the air – Volume I” e vedremo se la seconda parte arriverà dopo un altro biennio per mantenere il ritmo. Per chi non li avesse mai seguiti in precedenza, ricordiamo che stiamo parlando di una band che ruota attorno alle figure della tastierista, cantante, e flautista Tree Stewart e del fiatista, chitarrista e tastierista Ally Carter. In anni recenti la line-up sembra essersi assestata con il batterista Tom Jackson e il bassista David Greenaway. La band continua a proporsi con una presentazione grafica fantasy e con composizioni di ampia durata. Sono quattro le tracce di questo cd, che viaggiano tra i cinque minuti e cinquanta secondi ai quasi diciassette. Sorprende un po’ l’inizio della strumentale “Dancing with the spirit”, che apre l’album con sonorità un po’ zappiane, mentre nella seconda parte i musicisti virano verso lidi più cari ai Van der Graaf Generator (anche se il sassofono non è esattamente à la Jackson) per ritornare alle stesse coordinate della partenza nel finale. Gli altri tre brani riprendono invece in maniera più decisa le caratteristiche dei lavori precedenti della band. Sono chiari i riferimenti a mostri sacri del passato come Camel, Yes e Genesis (oltre i citati VDGG), ma in questa occasione sembrano accentuate ulteriormente certe tinte un po’ fosche già messe in mostra in passato. Gli Emerald Dawn si muovono tra i cambi di tempo tipici del rock sinfonico e con i minutaggi elevati delle composizioni possono puntare su strutture dalle dinamiche che rivestono un ruolo importante. Mantenendo costante un mood cupo di base, i musicisti alternano passaggi delicati con sfondi di tastiere e con i timbri acustici di flauto, chitarra e sax in evidenza a sferzate più intense e hard rock con la chitarra elettrica che propone riff aggressivi al punto giusto. Non manca una certa epicità, sia nei momenti cantati, con la voce bella e particolare di Tree, che negli assoli di tastiere. Alla fine non possiamo che ribadire quanto detto già in sede di recensione del precedente “In time”: anche se non originali, pur proponendo schemi legati alla tradizione del rock sinfonico, senza fare sfoggio di virtuosismi e senza raggiungere i picchi della loro prova migliore “To touch the sky”, gli Emerald Dawn convincono e riescono ad avere una piena identità con la loro musica, dimostrando ancora una volta di saperci fare con un prog di chiara ispirazione anni ’70 che viene rivestito di tonalità sempre più scure.
|
Peppe Di Spirito
Collegamenti
ad altre recensioni |
|