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ALIAS EYE Field of names DVS Records 2001 GER

Ho avuto il piacere di scoprire questa band tedesca la fine dello scorso anno; Ŕ stato il loro mini CD di debutto che mi ha impressionato per la sua professionalitÓ e che ha portato la band alla firma di un contratto con la DVS Records e alla pubblicazione di un vero album. Questo "Field of names" mi ha impressionato fin dalla prima traccia, la title-track, anche per il positivo uso dell'accordion che lo rende piuttosto originale. L'originalitÓ Ŕ un qualcosa che si pu˛ sentire in lungo e in largo in questo disco, assieme ad una produzione chiara e dinamica. I musicisti sono tecnicamente brillanti, pur non lasciandosi prendere troppo la mano dalla complessitÓ della musica. Anche se i brani contengono molti lunghi passaggi strumentali, variazioni e cambi di tempo, l'accento viene sempre posto sulla melodia. Philip Giffiths ha una voce potente e certamente una delle migliori del genere; da notare che su "The readiness is all" egli canta assieme al padre, tale Martin Griffiths, un tempo nei Beggar's Opera. Le influenze del gruppo si chiamano Beatles, Dream Theater, Pink Floyd e Spock's Beard, ma possiamo sentire echi di new Prog inglese e pomp. Una musica molto ancorata ai '70s ma con un suono moderno, vicino al prog metal talvolta ma anche sconfinante allegramente in aree jazz con ottimi risultati. Detto anche del superbo artwork ad opera di Mattias Noren, non mi resta che raccomandarvi caldamente questo CD che, non mi sorprenderei, Ŕ il debutto di una band che pu˛ essere destinata ad un ruolo di punta, di qui a pochi anni.

 

Greger R÷nnqvist

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