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AIN SOPH Marine menagerie / 5 or 9 five evolved from nine King Records 1991/1993 (Poseidon/Musea 2005) JAP

La storia degli Ain Soph inizia nel 1970 con un gruppo chiamato Tenchisouzou, la creatura del chitarrista Yozox che all'epoca suonava un tipo di musica più tenacemente improntata al rock blues. Aveva fatto parte della formazione, per un breve periodo, anche Hisakatsu Igarashi, il futuro cantante dei Novela. La svolta artistica avvenne nel 1975 allorché il gruppo si trasformò in un quartetto strumentale votato al Progressive Rock e cambiò nome in Ain Soph. La band acquisì una certa notorietà nella scena underground grazie anche ad una attività concertistica piuttosto intensa. Arriviamo al 1978 ed il tastierista Kikuo Fujikawa decide di abbandonare la band: neanche la prospettiva di registrare l'album con la King Records servì a fargli cambiare idea così Masey Hattori fu reclutato per la registrazione di "A Story of Mysterious Forest", stampato nel 1980. Oltre alle vecchie canzoni vennero incluse un paio di composizioni di Hattori. Forse proprio grazie a questa collaborazione l'album acquisì un feeling e delle sonorità davvero speciali. Sta comunque di fatto che la band metteva subito in chiaro quale fosse la propria più grande fonte di ispirazione: il Progressive di stampo Canterburyano. Forse il primo album presenta delle particolarità che non verranno mai ripetute nella discografia del gruppo: una policromia e una brillantezza dei suoni che non verranno eguagliate con i successivi pur ottimi lavori. Nel 1980 il successivo "Hat and Field", che racchiude nel titolo una delle grandi fonti di ispirazione degli Ain Soph, vede il ritorno nel gruppo del tastierista originario e l'inserimento di Taiqui alla batteria, proveniente dai cuginetti Bellaphon (la storia dei due gruppi, fra l'altro, si intreccia di frequente attraverso una serie di collaborazioni e scambi di musicisti), giunto a sostituire Hiroshi Natori. L'album venne rilasciato sempre per la King Records. Giungiamo al 1991, anno in cui la band rilascia il suo nuovo album in studio "Marine Menagerie". "5 or 9 Five Evolved from Nine" fu invece stampato nel 1993 e rappresenta l'ultima prova in studio pubblicata dal gruppo.

Il primo di questi comprende una serie di canzoni composte nei primi anni Settanta ed il secondo invece presenta del nuovo materiale. Forse sarà l'origine risalente al periodo d'oro del Prog ma "Marine Menagerie", pur nella sua veste di album derivativo della scena Canterbury, presenta un'interessante varietà di suoni e variazioni. I gruppi di riferimento sono gli Hatfield And The North ma soprattutto i Camel ed i Caravan, con i loro suoni soft ed avvolgenti. L'innata capacità di emulazione dei giapponesi porta il gruppo a creare qualcosa di veramente assimilabile al panorama sonoro al quale si ispira. Ad essere più precisi la band mette nero su bianco alcuni dei propri punti di riferimento più diretti: abbiamo quindi una "Ride on a Camel", dai suoni sfumati e raffinatissimi che sembra proprio una canzone del gruppo di Latimer, una lunga "Variations on a theme by Brian Smith" che si ispira direttamente a "Hector's House" dei Nucleus (canzone inserita nell'album "Belladona") e una "Metrome 7/8" che invece ci porta verso i Caravan (come appunto precisato esplicitamente fra le note del CD): e sembra proprio di ascoltare i Caravan! Le atmosfere ed i suoni sono fedelmente riprodotti e lo stile compositivo è brillante e variegato. Sicuramente si tratta di un album godibile e divertente per gli appassionati Canterburyani, suonato con grazia e professionalità.

Diverso è un po' il discorso per "5 or 9 Five Evolved from Nine", un album notevolmente appiattito su sonorità soft. I suoni sono raffinati anche se un po' opachi e le composizioni presentano una monotonia di fondo che induce alla lunga un senso di stanchezza. Insomma, giungiamo alla fine dell'album un po' annoiati, inutile nasconderlo. Alcune tracce si presentano estremamente suffuse e rarefatte, come la carezzevole "The Valley of Lutha", dominata dal pianoforte o la breve "Little Wind" per sola chitarra acustica. Le tracce più lunghe (ce ne sono un paio che superano i dieci minuti) si muovono un po' con pigrizia senza grossi diversivi, in un'atmosfera tutta ovattata e torpida: insomma si tratta di un album tutt'altro che appariscente, ricco di raffinatezze tecniche che possono essere assaporate soltanto attraverso un ascolto attento. Chi ha amato l'esordio discografico di questa band sicuramente ne rimarrà un po' spiazzato e forse un po' deluso anche se, nella sua tipologia, si tratta senza dubbio di un album pregiato.

 

Jessica Attene

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