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ARCADELT Enjoy Progland 1996 ITA

Amanti del Prog favolistico e fantasioso: l'album d'esordio degli ARCADELT è finalmente arrivato! Dopo qualche anno di gavetta, spesso trascurata a torto da molti gruppi che vogliono il tutto e subito, la band romana riesce a proporci su supporto digitale il meglio della propria produzione musicale, ovvero 7 brani, per un totale di circa 50 minuti, di musica perennemente in bilico tra new Prog inglese e dettami della scuola romantica dei '70s. Pur avvicinandosi la musica degli ARCADELT ad influenze di classico stampo Genesis/Marillion, il paragone che mi viene più voglia di fare è quello coi prolifici messicani Cast, anch'essi dei piccoli maestri nel riallacciare i rapporti tra le decadi 70 e '80, ma anche coi Clepsydra. Spicca sicuramente, pur in una dimensione quale quella del CD che non offre in tal senso le possibilità di un concerto dal vivo, la scenicità del cantato di Pierfrancesco Drago, pur penalizzata da una registrazione non ottimale. Sembra quasi di vederlo sul palco a mimare le storie raccontate dai suoi testi, storie di folletti, boschi più o meno incantati e... dèi in bottiglia! La strumentazione è arricchita dalla presenza di viola e flauto (che si mette in evidenza nella breve "Coriandres dans le ciel"), ma per il resto si tratta di una formazione classica. "Flight on a marzipan throne" evidenzia subito in modo paradigmatico le caratteristiche del CD, ovvero un continuo susseguirsi di temi ed aperture dettati da tastiere e chitarra, quest'ultima sempre su tonalità melodiche. I momenti migliori sono comunque racchiusi nei due episodi conclusivi, la lunga "A deceiving melody's dream" e "Descent to hell". La musica degli ARCADELT può piacere al primo impatto, specie a chi ama certe sonorità Prog-romantiche, ma per scoprirne e apprezzarne tutte le sfaccettature occorrono alcuni ascolti, secondo me, tanta è la carne al fuoco. Tutto risulta più semplice se si ha la possibilità di seguire i testi, di addentrarsi nelle storie narrate assieme alla narrazione di Pierfrancesco, di comprendere perché in quel dato punto le tastiere sembrano più cupe o in quell'altro la musica pare assumere atteggiamenti gioiosi...

 

Alberto Nucci

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