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ASTRA The weirding Rise Above Records 2009 USA

Questo è sicuramente uno degli album che fino ad ora mi ha più positivamente impressionato di questo 2009 e mi dispiace per quelli che ritengono che nella definizione di Progressive Rock ci debba essere per forza l'innovazione e la spinta a creare qualcosa di nuovo, e magari anche di rivoluzionario, perchè questo è un album retrò, ed è così ben fatto che se qualcuno me lo spacciasse per una gemma dimenticata degli anni Settanta ci cascherei con tutte le scarpe! Dopo l'esordio dei Diagonal ecco un'altra perla inanellata dall'etichetta inglese Rise Above e si tratta di un altro album a contenuti psichedelici, costruito su suoni maestosi, potenti e vintage, anche se in questo caso vi è pure una chiara dimensione sinfonica. Si parte da un nome un po' equivoco per una band che nulla ha a che spartire con gli Asia e da una copertina in stile Roger Dean per un album che non si può definire di certo un'icona dello Yes style. Se è vero che non si deve mai giudicare un libro dalla copertina è innegabile che la bellezza dell'artwork si rispecchi perfettamente nel contenuto sonoro dell'album, e almeno su questo non possiamo sbagliare. La storia degli Astra inizia nel 2001 come Silver Sunshine e prosegue con la pubblicazione dell'eponimo debutto per l'etichetta Empyrean Records nel 2004. Il cambio di moniker avviene più tardi, in una fase di crescita della band che approderà ad una nuova dimensione sonora, sancita anche da un cambio di line up e coronata infine da questo nuovo debutto. Gli aspetti che colpiscono di più ad un primo ascolto sono la potenza dell'impatto sonoro, così energico ed epico, e soprattutto la bellezza e la ruvidità dei suoni, costruiti con un bell'assetto di strumenti analogici, con Mellotron, Sintetizzatore Arp Odyssey, Moog e organo. I Mellotronisti in azione sono due: Conor Riley, che si occupa anche di tutto il corredo tastieristico e della chitarra, e Richard Vaughan che ricopre anche il ruolo di chitarrista e cantante solista. Il Moog è affidato ad un terzo chitarrista, Brian Ellis, ed infine completano la formazione Stuart Scatler (basso) e David Hurley (batteria e flauto). La potenza dei suoni è amplificata da un bell'uso della chitarra elettrica che fornisce un'impalcatura solida ma versatile, senza mai ricoprire le composizioni con muraglie massicce ma intervenendo sempre in maniera dinamica. Moltissimi sono i momenti Mellotronici che forniscono un tocco di eleganza e morbidezza ad un impianto sonoro ruvido e dall'impatto live. Fra i principali punti di riferimento troviamo sicuramente i Pink Floyd nella loro veste più psichedelica anche se, lo ripetiamo, non si perde mai una certa dimensione sinfonica, con richiami ai Genesis e VdGG. La traccia di apertura ha un impatto bellissimo, si presenta grandiosa e travolgente, colpisce con l'irruenza dei suoi suoni e per la dinamica degli arrangiamenti. La voce di Richard Vaughan ha una timbrica piacevolmente acida, che potrebbe ricordare vagamente quella di Ozzy Osbourne, e le linee vocali si inseriscono piacevolmente nel contesto dei pezzi che comunque sono dominati da lunghi momenti strumentali. Ma non ci sono solo tracce imponenti e movimentate, questo album è ricco di momenti in cui il suono si dilata e diviene onirico e a volte stellare, come nel corso dei 15 minuti della bella title track o nel lunghissimo e centrale "Ouroboros", 17 minuti di visioni astrali ed oppiacee incastonati in una cornice squisitamente sinfonica. Un album che difficilmente deluderà gli appassionati, ricco di contenuti, qualità e anche di personalità.

 

Jessica Attene

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