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ANIMA MORTE The nightmare becomes reality Transubstans Records 2011 SVE

Curioso tributo quello degli Anima Morte che definiscono le proprie creazioni vintage Italian horror music from Sweden, un po’ sulla scia di quello che fecero i connazionali Morte Macabre. Si tratta in effetti di quattro musicisti svedesi innamorati dei film horror italiani e in particolare delle colonne sonore di Goblin, Morricone e Fabio Frizzi di cui cercano di ricreare le atmosfere, utilizzando tonalità vintage e, perché no, un tocco tutto svedese, grazie anche all’apporto di un esperto come Mattias Olsson (Änglagård, White Willow) in sede di produzione. Questa è la seconda prova discografica per gli Anima Morte il cui esordio è avvenuto nel 2007 con l’album “Face the Sea of Darkness”, andato presto fuori catalogo e recentemente ristampato proprio dalla Transubstans. Il punto di partenza è sicuramente quell’album, di cui ritroviamo l’ispirazione generale, anche se il sound risulta attualmente più imponente e compatto e la musica più discorsiva e di atmosfera e la stessa band si dimostra cresciuta tantissimo anche su un piano strettamente tecnico. Sicuramente una parte del merito è del produttore e non a caso si notano certe somiglianze timbriche con i gruppi Prog svedesi degli anni Novanta ma non dimentichiamoci che anche le colonne sonore di Fabio Frizzi erano cariche di tastiere analogiche ed orchestrazioni che rivivono perfettamente in questa produzione musicale. Proprio in questa direzione dobbiamo guardare per comprendere appieno questo lavoro che prima di tutto vuole essere musica che rievoca certe immagini e certe atmosfere e il cui pubblico non è esclusivamente quello che appartiene all’ormai ristretta cerchia del Progressive Rock, anche se le sonorità, indubbiamente, sono quelle. Un pezzo come “Solemn Graves”, dal titolo senza dubbio poco rassicurante, è una morbida distesa di Mellotron rischiarata dal suono della chitarra acustica di Daniel Cannerfelt e ricami di Moog che ispira forte malinconia più che terrore, attraverso melodie cariche di tensione ma molto coinvolgenti. Lo stesso si può dire per “Contamination”, un pezzo molto disteso, con bei tappeti tastieristici (splendido il lavoro di Fredrik Klingwall su tutto l’album) che può vagamente ricordare persino i Camel. “The Revenant”, con parti d’organo alla Goblin e sequenze incalzanti, presenta un disegno melodico di facile lettura e al tempo stesso decisamente coinvolgente. La parte ritmica (con Teddy Möller alla batteria e Stefan Granberg al basso) è precisa ma mai eccessivamente frastagliata e lascia respirare la musica affinché possa trasmettere appieno le giuste emozioni.
Insomma si tratta di un album oscuro, carico di emotività ma che difficilmente sfocia in soluzioni musicali di rottura o ultra-complesse o estremamente tese. Certamente quello che colpisce di più è la costruzione di scenari sonori in cui riuscirete perfettamente a calarvi come in un film. Allo stesso tempo la musica non vi tradirà mai tramortendovi alle spalle ma vi cullerà in funereo abbraccio che finirà per procurarvi un sinistro piacere. Il disco non trabocca ovviamente di originalità ma non era assolutamente quello lo scopo degli Anima Morte: mi sembra più che altro un’opera molto sincera ed appassionata, per nulla pretenziosa, suonata bene, senza mai anteporre le capacità tecniche al quadro complessivo, ed impreziosita da suoni molto belli ed avvolgenti che faranno la felicità di tutti quelli che amano il Prog sinfonico a tinte tenebrose.


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Jessica Attene

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