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ARGOS Cruel simmetry Progressive Promotion Records 2012 GER

Se un pasticcere che vuole provare a fare un Sacher sa benissimo che si deve procurare farina, uova, burro, cioccolato fondente, zucchero e dell’ottima confettura di albicocche, gli Argos sono altrettanto consapevoli degli ingredienti che ci vogliono per realizzare un buon disco di Progressive Rock sinfonico. Ovviamente tutti gli elementi devono essere di buona qualità e devono anche essere miscelati nella giusta misura e nel giusto ordine, secondo criteri dettati da ricette antiche e ormai ben diffuse ed apprezzate. Gli Argos non hanno mai fatto mistero di ispirarsi ai grandi maestri degli anni Settanta e con questo nuovo album, il terzo della loro discografia, rielaborano le magie musicali del passato secondo la loro personale formula che è, a dire il vero, fortemente dipendente dagli illustri modelli, riletti però in chiave moderna, tenendo anche conto delle esperienze di gruppi più recenti come Spock’s Beard o Flower Kings.
Rispetto al pur bell’esordio, in cui i diversi ingredienti erano suddivisi per grandi capitoli, questo nuovo lavoro è molto più amalgamato ed appare chiaramente frutto di una accurata miscelazione. L’album è allo stesso tempo molto ricco e particolareggiato ma anche gradevolmente omogeneo nello stile, in cui rimangono tuttavia ben riconoscibili i diversi sapori che, nel loro insieme, riescono però a trovare una nuova forma. Siamo nell’ambito del Progressive Rock sinfonico, e questo lo avevate capito, con chiari riferimenti a Genesis, che spuntano da ogni solco e in tutte le salse, ma anche a Gentle Giant e Yes, il tutto stemperato da meravigliose atmosfere dal fascino Canterburyano, a dar vita alle quali contribuisce non poco la voce di Thomas Klarmann che potrebbe ricordare quella di Richard Sinclair, mentre dal punto di vista musicale si possono percepire richiami a Caravan e Hatfield e Hatfield and the North. Anche la trasformazione del gruppo in quartetto, con l’arrivo di Enrico Florczak alle chitarre, registrato già nel precedente “Circles” del 2010, ha aggiunto un quid in più ad un sound che rimane comunque dominato dalle tastiere, suonate sia da Robert Gozon che dallo stesso Thomas e che comprendono anche l’organo Hammond ed il Mellotron.
L’opera è dominata letteralmente dalla lunga traccia di apertura, “Cruel Symmetry”, una cavalcata di venti minuti fatta dal susseguirsi di numerose scenografie sonore e numerose variazioni stilistiche, con arrangiamenti complessi ma non troppo frastagliata da mettere in discussione la fruibilità dell’ascolto. Le restanti sei tracce sono più brevi, oscillando dai quattro ai sette minuti al massimo, e si concentrano maggiormente sull’impianto melodico del singolo brano. Sicuramente il gruppo se la cava bene con i pezzi lunghi ma devo dire che sulle brevi distanze si può apprezzare la sua capacità di sintesi nella realizzazione di brani, melodici, certo, ma adorni di particolari non superflui e ben proporzionati. In particolare mi piace ricordare la graziosa “Paper ship dreams” che sfoggia qualche elemento di musica antica in stile Gentle Giant, immerso in un substrato dai suoni soffici e Canterburyani. Sempre i Gentle Giant tornano a farsi sentire nella più movimentata “Chance Encounters” con i suoi riff di chitarra coinvolgenti e gli intarsi sinfonici eleganti, impreziositi all’occorrenza anche dal flauto. “Possessions” e “Open Book” sono invece i brani più distesi e rilassati, in cui la velocità viene meno ma non la ricercatezza degli arrangiamenti che giocano sempre sulla morbida combinazione di diversi elementi.
Insomma, come ben avrete capito da tempo, cosa che fra l’altro la band non tenta affatto di nascondere, la dipendenza da certi stilemi del prog che riconosciamo in alcune opere importanti del passato è chiara, anche se la ricetta è stata rinfrescata da un approccio più moderno, fatto sì anche di suoni vintage, ma dai colori decisamente scintillanti. Non si tratta però di quei gruppi patinati senz’anima e in generale la fusione con un certo tipo Canterbury mantiene sempre viva e piacevole la musica che consiglio vivamente di ascoltare… sempre che ovviamente non cerchiate cose innovative e stupefacenti a ogni costo! A quelli che obiettano che il segreto dell’autentica Sacher è noto a pochi e che nessuno è riuscito davvero ad eguagliarla, posso dire che forse anche nella ricetta degli Argos manca in effetti qualche ingrediente segreto, ma potrebbe essere solo questione di tempo, sappiatelo…


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Jessica Attene

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