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BLACK WIDOW IV Mystic 1972 UK

"Sacrifice" costituisce l'elemento imprescindibile per chiunque voglia discutere di ci˛ che era il dark sound intorno al 1970: superba caratterizzazione di oscuritÓ intelligente e raffinata, come conseguenza della gioia dell'iniziazione esoterica, quell'album ha giustamente conferito gloria imperitura ai Black Widow. Al confronto, ben poca cosa hanno rappresentato i due lavori successivi, contenenti magari qualche buon momento qua e lÓ (specialmente "III"), ma del tutto privi della tensione dell'esordio. Le prime 5 tracce di "IV", incise dopo che la band era stata scaricata dalla CBS, dovevano appunto far parte del nuovo disco che all'epoca per˛ rimase inedito. Fa una certa impressione (non proprio positiva...) che nella suite "Sleighride" il sestetto cerchi disperatamente di emulare gli Yes, con cui era stato in tour: Kip Trevor, in particolare, rinuncia qui alle sue interessanti peculiaritÓ per inseguire il modello Jon Anderson. Meglio, molto meglio quando il gruppo recupera misura e sobrietÓ sotto forma di morbide evoluzioni acustiche ricamate dal flauto o dal sax di Clive Jones: purtroppo il songwriting non ha lo smalto dei bei tempi e le melodie fatalmente appaiono dolciastre e poco incisive; di dark, Ŕ ovvio, neppure... l'ombra. Qualche pregevole graffio chitarristico hard-prog giunge in "The waves", che riecheggia non poco gli Uriah Heep del periodo d'oro, soprattutto per l'impasto vocale. Gli ultimi 4 pezzi del cd sono demo-tracks registrate quando Trevor aveva giÓ abbandonato: il nuovo cantante, guarda caso, Ŕ assai simile a David Byron, ma i meriti artistici non mutano, dato che le valide intuizioni, peraltro sporadiche, rimangono costantemente soffocate in contesti schematici ed anonimi. Grande sarebbe la tentazione di mostrare maggiore indulgenza verso gli autori di "Sacrifice", ma Ŕ necessario conservare un'onesta obiettivitÓ. Poche storie, i veri Black Widow sono durati lo spazio di un solo disco.

 

Francesco Fabbri

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