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BELLAPHON Fìrefly Made In Japan 1987 (Musea 1996) JAP

Nonostante qualche recente segnale di risveglio, il rock progressivo giapponese ha conosciuto il suo periodo di massimo splendore durante gli anni ottanta, quando ancora esistevano gruppi come Kenso, Outer Limits, Mugen, Gerard, Pale Acute Moon, Teru's Symphonia che si contendevano la leadership in un paese che forse aveva conosciuto il progressive troppo tardi. La battaglia era combattuta attraverso lo sfarzo; sfarzo delle produzioni, sfarzo nelle copertine e sfarzo nelle architetture concettuali, quasi a voler nascondere dietro la ricchezza della facciata un senso di inferiorità nei confronti dei musicisti europei, che il genere lo avevano inventato. Del resto questa è una caratteristica tipica del paese del Sol Levante: il cercare di fare meglio, di portare la perfezione in un qualcosa già ideato da altri. I Bellaphon si ponevano al di fuori di una simile competizione: nessuna pretenziosità, nessuna masturbazione stilistica, ma soltanto bella musica da ascoltare. Musica elegante, scorrevole, con qua e là qualche virtuoso assolo tanto per non rinnegare un altro dei connotati tipici del prog nipponico, ma a conti fatti quasi inglese per la sua compostezza. In effetti c'è una fonte di ispirazione inglese abbastanza evidente, della quale all'inizio quasi non ci si accorge; fonte di ispirazione che risponde al nome di Camel (quelli di "Moonmadness", per la precisione). Ma nei Bellaphon c'è anche qualcosa in più: un gusto per il sinfonico che non si ritrova nel gruppo di Latimer. Infine, ma non di secondaria importanza, "Firefly" è un disco strumentale, così che ci risparmiamo anche quei cantati da cartone animato che spesso hanno rappresentato un vero e proprio flagello per i dischi giapponesi. Uno dei migliori punti di partenza per imparare a conoscere il prog dell'Estremo Oriente.

 

Riccardo Maranghi

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