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CHIAVE DI VOLTA Ritratto libero Lizard/Audioglobe 2004 ITA

Dopo varie vicissitudini legate agli accordi per la distribuzione, è finalmente uscito l’esordio ufficiale dei Chiave di Volta. Si riponeva una grande fiducia nelle doti compositive e tecniche della band, e all’atto pratico tali aspettative non sono certo state tradite, tant’è che “Ritratto Libero” si ritaglia fin d’ora la sua preziosa nicchia nella storia del progressive italiano. Pur mantenendo stabili le coordinate di sempre, oggi il combo fiorentino ama giocare assai di più con passaggi canterburiani e dissonanze armoniche; queste peculiarità, peraltro, non sono mai piazzate qua e là a casaccio, ma sono il frutto di un’incessante ricerca espressiva: avendo assistito di persona a una prova del gruppo, posso assicurare di essere rimasto stupefatto di come ogni fraseggio, addirittura ogni singola nota subisca un severo vaglio critico da parte di tutti i membri. Il pericolo, a questo punto, potrebbe essere quello di smarrire la carica emozionale, ma ciò per fortuna non avviene: Chiave di Volta è un’entità aristocratica (nel senso buono del termine!) che non dimentica di porre la propria intelligenza al servizio della comunicazione.

“Il viaggio” comincia: solare e ariosa è la melodia, però ben presto i cambi di tempo e di umori flirtano col versante morbido di Canterbury. Davvero magistrali gli 11 minuti di “OniricaMente”: semplificando al massimo le cose, si potrebbe anche dire che ci sono le classiche romanticherie dei Genesis, gli incastri ritmici dei Gentle Giant e i crescendo tonali dei King Crimson; oppure, passando ai gruppi nostrani, le abili tessiture di Banco e Locanda delle Fate: sì, l’ascoltatore avvezzo al prog d’antan potrà anche riconoscere alcune citazioni che, peraltro, i CdV non si vergognano certo di nascondere (ci mancherebbe altro!), tuttavia ben presto ti rendi conto di come tutta la materia sia meravigliosamente riplasmata e trasfigurata nelle mani del quintetto, e coglie nel segno il bravo Gabriele Pasquali sia quando ricama col pianoforte, sia quando si scatena con Hammond e minimoog. Azzeccate le corpose stratificazioni di “Dietro le Mura”, con una sicura conduzione vocale del duttile Vieri Villi, il cui timbro può ricordare Michele Zarrillo (Semiramis-era). Il quarto d’ora della title-track racchiude un altro capolavoro, che infatti valse al gruppo la finale del contest “Una suite per un anno” nel 2002: sorprende l’intro quasi elettronica, presto smembrata da una singolare trama flautistica; segue una maestosa architettura sinfonica che rielabora con cognizione di causa gli Yes di “Close to the Edge”, ma è solo per poco: CdV non s’accontenta di pescare nell’ovvio, e infatti gli assoli di vibrafono e di piano stanno al confine col puro jazz. Anche “Involuzioni Rapide” è segnata da efficaci intuizioni classicheggianti, che si alternano con (apparenti) disarmonie, mentre “Ballo al Molino” inizia con soavi dolcezze à la Camel o Caravan, prima del consueto rimescolamento di carte che sfocia, stavolta, in un’epica costruzione armonica. A effetto il finale romantico, con la bella chitarra hackettiana di Nicola Torpei sugli scudi.

Dunque convivono senza stridere, nei Chiave di Volta, i due aneliti al classicismo e allo sperimentalismo; malgrado l’abilità dei singoli - la giovane sezione ritmica composta da Donato Masci e Mattia Garofoli non è da meno dei compagni - la forza della band risiede davvero nel collettivo. Un grande debutto che, dopo i fasti passati di Califfi, Campo di Marte, Nuova Era e Trono dei Ricordi, pone di nuovo Firenze ai vertici assoluti dell’art rock.

 

Francesco Fabbri

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