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IL CERCHIO D'ORO La quadratura del cerchio Psych-Out Records 2005 ITA

Secondo la saggezza popolare, "le cose belle accadono a chi sa aspettare". Per il Cerchio d'Oro, band savonese del sottobosco pop italiano, che nel corso della sua carriera si limitò alla pubblicazione di tre 45 giri (ma dalla buona reputazione live), l'attesa è durata circa trent'anni, trascorsi i quali hanno visto la loro opera omnia finalmente pubblicata. Dopo la pubblicazione del CD che porta il loro stesso nome (recensito su queste pagine), ecco che il…cerchio viene chiuso con la release di quest'oggettino da collezione da parte della Psych-Out Records, etichetta dedita a graditi ripescaggi d'epoca. Il disco in questione (LP in vinile di alta qualità, in 300 copie numerate) contiene brani registrati in sala prove da due diverse formazioni: il nucleo storico è costituito dai fratelli Giuseppe e Gino Terribile, rispettivamente basso/chitarra/voce e batteria/voce e da Franco Piccolini alle tastiere (le registrazioni del 1974 sono da attribuire a loro); l'anno successivo si uniscono alla band il secondo tastierista Giorgio Pagnacco ed il chitarrista Roberto Giordana (questa la formazione nei brani del 1975, già editi sul CD citato).
Passando ai contenuti, notiamo immediatamente dai titoli familiari la presenza di numerose cover di gruppi contemporanei (Orme, New Trolls e Trip) inframmezzate da brani originali. Il lato A si apre con un'introduzione dall'appropriato titolo di "Atmosfera", giocata su una linea ripetuta di piano e su effetti percussivi che riportano alla mente l'intro di "A Saucerful of Secrets", il primo dei numerosi richiami floydiani presenti nell'album. Un basso pulsante ed effetti di synth monofonico introducono la cover di "Fumo", originalmente contenuta nel primissimo album delle Orme ("Ad Gloriam"), caratterizzata da duelli basso/organo e da un'adeguata prestazione vocale. "It's so dark" è il secondo brano originale e riecheggia il tema gobliniano di "Profondo Rosso": qui come altrove il basso si lancia in evoluzioni solistiche a supporto della melodia; la chitarra distorta ed urlante ben si addice al clima orrorifico, peccato per la scarsa qualità della registrazione che appiattisce la trama musicale. Il lato più jazz-rock della musica del Cerchio è rappresentato da "Domani tutti sapranno", uno strumentale dal sapore canterburiano, con tanto di organo effettato e tentativi di improvvisazione alla Hatfield and the North. L'esordio psichedelico di "A Nice Dream", con minacciose note basse di moog (un incubo?) e la chitarra slide, porta di nuovo alla mente i Floyd e... l'assolata arena di Pompei. Probabilmente questi brevi intermezzi (a firma del sintetista Pagnacco) avevano una funzione di raccordo tra altri brani, un po' come accadeva nella suite "The Man & the Journey" per rimanere in tema, e sarebbe certo più interessante ascoltarli nel loro contesto. Il medley "Collage/Sguardo verso il cielo" non si discosta molto dalle versioni originali, se non per il solo di moog nel finale, a sottolineare il cantato.
Voltato il disco (abitudine ormai quasi perduta!), siamo intrattenuti dalla cover di "Little Janie" dei Trip di "Caronte", brano dal sapore sixites le cui melodie, unite al suono d'organo, evocano lo spirito dei primi Procol Harum; a seguire, una versione strumentale di "Evasione Totale", altra cover che rappresenta il lato più sperimentale delle Orme. La ripetizione del giro di basso, il suono di battente e gli assoli di organo orientaleggianti evocano di nuovo i mantra ipnotici dei Floyd di More. La chiusura è affidata a "Il sole nascerà" dei New Trolls (b-side inclusa in seguito nel primo Concerto Grosso): il suono è tipico delle formazioni triangolari, dominato da Hammond e piano elettrico, gli intrecci vocali in falsetto sono un po' amatoriali, e la batteria - a cui è affidato un assolo - è più rocciosa che fantasiosa.
In definitiva, un recupero interessante che rende giustizia ad una formazione dalle discrete doti tecniche; per quanto riguarda le doti compositive quest'album evidentemente non può fare testo, essendo principalmente basato su rielaborazioni di brani altrui.

 

Mauro Ranchicchio

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