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IL CERCHIO D'ORO Il viaggio di Colombo Black Widow 2008 ITA

“Il cerchio d’oro” fa parte di quei gruppi degli anni ’70 che non riuscirono a pubblicare un album, ma solo dei 45 giri fra il 1977 e il 1979, quando ormai di “pop sinfonico”, in Italia e all’estero, non si voleva ormai neppure sentir parlare.
Negli ultimi anni il nome de “Il cerchio” è tornato a in auge con la pubblicazione di un cd-raccolta e di un LP da collezione (“La quadratura del cerchio”) che ha ri-scatenato i sogni sopiti dei 5 componenti della band, che ora presentano “Il viaggio di Colombo” (per la Black Widow”). Come accade per le pubblicazioni dell’etichetta genovese, lussuosa è la confezione del cd (esiste anche una versione LP): elegante copertina cartonata raffigurante le tre caravelle in mare aperto, in un tramonto infuocato con due squarci laterali simil-stampe d’epoca (o stampe d’epoca comunque…); libretto esaustivo con riproduzione delle liriche (in italiano ed in inglese) corredate da brevi spiegazioni dei singoli brani in italiano e… giapponese!! (l’impressione è che il lavoro possa trovare parecchi estimatori nel Sol Levante).
“Il viaggio di Colombo”…un concept, ovviamente, viene da dire… il “viaggio” per eccellenza, la scoperta di una nuova terra, di nuove rotte commerciali, ma anche la metafora della nostra vita, con le speranze, le certezze, i dubbi, successi, le sconfitte. Un viaggio, un approdo, una nuova partenza, ed il desiderio di comunicarlo con il mezzo che i 5 ragazzi conoscono meglio: la loro musica, le loro parole.
In questi ultimi anni parecchi gruppi storici del “pop” italiano degli anni ’70 si sono (anche con l’innesto di forze nuove) “rimessi in pista”: magari per convenienza, magari per “moda”, sicuramente per passione. E’ certamente questo il caso del “Cerchio”. Lo si può cogliere senz’altro nelle 11 tracce del cd (+ 2 bonus… i 45 giri del 1977…) dall’iniziale “Ouverture” a “Il ritorno”: una musica che si rifà e paga molti dazi a quella dei seventies, ma che, grazie ad arrangiamenti moderni e suoni azzeccati, appare “nuova” se non proprio originale.
Lo strumentale “Ouverture”, seppur nel suo breve incedere, è un’ottima presentazione: soffuse e delicate tastiere, intrecci di chitarra ed “un obiettivo comune”… un “Sognando la meta “che è ben più di una speranza, ma non ancora una certezza.
Convincente (questa volta almeno) il testo, un po’ meno i cori (alla New Trolls) e la voce solista.
Rockeggiante con un bel solo di synth “Colombo”. Molto intrigante la successiva “I tre marinai”: tre brevi storie sui perché di un viaggio verso l’ignoto: dalla splendida chitarra pizzicata che introduce il primo marinaio, al momento più tirato, dedicato al secondo (quasi in sintonia con le sue vicissitudini : lascia moglie e figli) o, infine, le poche, azzeccate e preziose note riservate al terzo… Poi si parte, finalmente! E subito i primi problemi: “Ieri, oggi, ancora niente” con impasti vocali che non mi convincono appieno, riscattati tuttavia da intarsi strumentali ottimi,sia per gusto melodico che per enfasi.
Non rimane che “Il silenzio rumoroso del mare” ad accompagnare gli uomini… I primi dubbi... le prime incertezze: il ritmo si fa incalzante supportato dalla bella chitarra, poi un delicato piano stempera la situazione, seguito da una pregevole linea di basso a sostenere un finale in crescendo con assolo di tastiere perfettamente incastonato.
Il silenzio… manca il vento… una preghiera… una dolce invocazione... una lieve melodia…
Ma la ciurma è stanca (“Tre giorni - L’ammutinamento”) e la musica ben scandisce l’esasperazione degli animi. “Tierra, tierra” finalmente: le sonorità si induriscono (non troppo) ed incalzano sempre più.
L’ottimo strumentale “Cercando l’approdo” con una bella contrapposizione tra un organo “sacrale” e una chitarra gilmouriana sono il preludio al degno finale “ Il ritorno”: un coro (dei famigliari del “Cerchio”) di speranza per e nel futuro.
Il problema che mi pongo e che vi pongo ora, è il seguente: giudicare un album per il suo valore musicale disgiunto dalle liriche e da chi le interpreta, oppure vivere e valutare le emozioni che il connubio musica- liriche-interpretazione possono e devono dare? Difficile a dirsi…

 

Valentino Butti

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