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FRANCK CARDUCCI Oddity Vocation Records 2011 FRA

Genesis! E’ incredibile come questa semplice parola di sette lettere faccia scattare qualcosa negli amanti di un certo tipo di progressive rock. E il chitarrista transalpino Franck Carducci nutre sicuramente una enorme passione nei confronti dei Genesis, che non nasconde minimamente, indirizzandola in pieno verso la propria musica. “Oddity” è il suo disco di esordio e contiene cinque brani che riprendono e sfruttano schemi, suoni e luoghi comuni derivanti da Banks e soci e tanto cari al classico new-prog inglese degli anni ’80. Chi punta su tale proposta inevitabilmente paga il pegno di inserirsi in un campo molto inflazionato e in cui si ricorre al manierismo, ma quando un album è presentato con gusto, sincerità e senza troppa presunzione i risultati possono colpire favorevolmente, come nel caso di Carducci. Già il primo quarto d’ora dell’opener “Achilles” convince pienamente; si tratta infatti di una composizione epica, che rievoca i fasti di “A trick of the tail” e “Wind and wuthering”, con magnifici passaggi strumentali e linee melodiche pregne di romanticismo. E come se non bastasse si segnalano diversi interventi del flauto, suonato da “un certo” John Hackett, fratello del più celebre Steve e che fa avvicinare ulteriormente il nome Genesis a questo cd. “The quind” riporta invece alla mente i vecchi Pendragon: partenza soffusa, cantato limpido e lineare, si avverte una certa malinconia, poi progressioni guidate dall’organo Hammond e ritmi in crescendo, ma senza mai esplodere. Forse il pezzo meno convincente, un po’ troppo tirato per le lunghe; piacevole, ma poteva essere costruito meglio. Più particolare “The eyes of age”, risulta leggermente scanzonato, con melodie dirette ed un violino che insieme donano un tocco folk; mentre “Alice’s eerie dream” rispolvera il tipico new-prog, tra Marillion e Arena, con cambi di tempo continui, una pomposità non eccessiva e parti strumentali con interscambi tra tastiere e chitarra. Ci sono poi i dieci minuti di “The last oddity”, una composizione che soprattutto nella prima metà ricalca molto da vicino la struttura della celebre “The musical box” genesisiana: inizio con arpeggi di chitarra acustica (con un eco di mellotron in sottofondo), parti vocali docili e un po’ cantilenanti, tastiere che pian piano guadagnano il loro spazio, il tutto reiterato fino ai 4’20”, dove avviene l’esplosione strumentale, con ritmi incessanti e tastiere e chitarre che si dilettano a intrecciarsi irruente. Il seguito è in scioltezza, un po’ meno avvincente, con qualche rimando persino ai Pink Floyd e il finale da classico rock sinfonico. A completare il cd ci sono poi due bonus tracks e… Abbiamo parlato di Genesis? A confermare la grande influenza della band, troviamo innanzitutto una gradevole cover di “The carpet crawlers”! Infine è presentato un edit radiofonico di “Alice’s Eerie dream”, che conferma l’orecchiabilità della sua sezione portante. E’ intuibile come non ci possano essere mezze misure nei giudizi su questo disco. Chi non vede di buon occhio una proposta così derivativa non lo sopporterà e sarà pronto a evidenziarne i difetti provenienti dalla mancanza di originalità, ma chi non è mai pago di ascoltare quel sound divenuto col tempo un “classico” del progressive troverà in Carducci un nuovo brillante esponente della scena sinfonica odierna e vedrà in “Oddity” una nuova perla da ascoltare in continuazione.


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Peppe Di Spirito

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