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DELUGE GRANDER August in the Urals Emkog Records 2006 USA

Il gruppo di Baltimora nasce dalle ceneri dei Cerebus Effect, su iniziativa del tastierista, occasionalmente chitarrista e cantante, Dan Britton e del batterista Patrick Gaffney che, collaborando assieme alla stesura di nuovo materiale, decisero di staccarsi dalla navicella madre per creare una nuova band. Al duo si sono poi affiancati altri compagni di avventure quali Dave Berggren alla chitarra, Brett d'Anon al basso e Frank d'Anon (zio di Brett) che in alcune tracce suona xilofono, tromba o tastiere. Rispetto ai Cerebus Effect i Deluge Grander si collocano in un'area ben più interna di un Progressive rock classico, dalle magniloquenti sonorità sinfoniche, condite da gradevoli e persistenti tinte fusion, fatto di lunghe e tormentate composizioni ma non privo di un senso melodico praticamente assente nel gruppo d'origine. Essendo la musica del gruppo principalmente (non totalmente ma quasi) strumentale, il bel booklet ha al suo interno dei quadretti, molto variopinti, che illustrano le tematiche dei 5 pezzi di cui consta il CD, opera di tre artisti diversi. Solo 5 tracce dunque, e solo due di esse rimangono al di sotto, e anche di poco, dei 10 minuti di durata, trovando l'apice nell'opener "Inaugural bash", 27 minuti di sympho-Prog-extravaganza; in modo alquanto singolare, la durata delle tracce è a scalare in basso, ovvero ognuna di esse è più breve della precedente. I Deluge Grander riescono a svolgere la loro missione di rendere una composizione così lunga gradevole all'ascolto, senza momenti di vuoto o di bassa tensione, riempiendo ogni singolo attimo di questa suite in 7 parti di momenti musicali meritevoli di ascolto, formando un tutt'unico che si presenta decisamente bene dal punto di vista dell'unitarietà, nonostante il continuo spezzettamento ritmico e variazioni cui la sottopongono i musicisti. Forte è anche il continuo richiamo alla musica classica, specialmente nei lunghi e virtuosistici assoli di piano. Per chi scrive questa mezz'ora scarsa di musica è senz'altro il top dell'album. La successiva title-track si presenta con sonorità più calme, lasciando un po' da parte il frenetico alternarsi di cambi di tempo e di atmosfera e dando più spazio alla voce (non particolarmente gradevole comunque e spesso soffocata dal resto degli strumenti) ed alla costruzione di melodie. Il gruppo non rinnega se stesso tuttavia, né quanto ha dato da sentire fino a qui, e quindi anche questa traccia presenta interessanti intrecci strumentali e variazioni singolari e notevoli. Un po' al di sotto delle due che la precedono si presenta la terza traccia "Abandoned mansion", in cui la miscela si fa un po' più confusionaria e difficile da seguire, anche se non dissimile stilisticamente dalle altre. La musica del gruppo ha un che di inquietante, quasi da disastro imminente, con un basso ben udibile e delle tastiere dalle sonorità molto varie che non disdegnano di ergersi a protagoniste ma anche di ricamare bei tappeti sonori. La traccia successiva, "A squirrel", si presenta invece con atmosfere quasi giocose e gioiose, con forte componente funky, con bei ricami di piano elettrico che lascia ben presto il campo ai soliti fraseggi tra gli strumenti, fino a un lungo assolo di quello che potrebbe sembrare (ma probabilmente non lo è) un theremin. La conclusiva "The solitude of Miranda" ci spiazza con le sue sonorità dai richiami spagnoli, con un uso importante della chitarra acustica e un cantato fornito da tal Adnarim Dadelos… un nome che ci fa capire alcune cose… ascoltate e capirete. Si tratta dell'ultima trovata di un gruppo che potrebbe apparire convenzionale nella sua concezione di un Prog rock sinfonico ma che convenzionale non è; anzi… si può dire che lo è molto meno, pur muovendosi nell'ambito di un genere pluri-sfruttato, di quanto lo fossero i Cerebus Effect. "August in the Urals" è un disco sicuramente bello e affascinante, godibile, tutto sommato, dal primo all'ultimo minuto, sicuramente mai banale, non scevro di qualche particolare da affinare, ma maledettamente difficile da descrivere; spero di esserci riuscito, almeno in parte… sappiatemi dire.

 

Alberto Nucci

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