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D'ARCANA Premonitions Autoprod 2007 USA

Ancora sulla breccia, il trio composto da Jay Tausig, James Camblin e Shelby Snow sforna un altro gradevole album, il terzo, ancora improntato ad un approccio ruvido e volutamente vintage in quanto a registrazione ed approccio sonoro. "Premonitions" è un album doppio, per un totale di oltre 100 minuti di musica, caratterizzato da una moltitudine di tracce di breve durata, racchiuse in testa e in coda tra le due parti della title-track, la prima di una decina di minuti e la seconda che supera i 30. Come d'abitudine per questo gruppo, il suono è pieno, piacevolmente grezzo, caratterizzato da un piacevole connubio tra rock psichedelico, space e sinfonico; tuttavia questo tipo di musica, almeno per quel che mi riguarda, a malapena riesce a tener viva la mia attenzione alla lunga, e in special modo in questa occasione, essendo alle prese con un album così lungo. Se uniamo questa considerazione al fatto che molte delle canzoni di "Premonitions" sono molto grezze (il rovescio della medaglia dell'approccio cui accennavo ad inizio di recensione) e spesso basate su semplici accordi e riff diretti, con poche variazioni al loro interno e spesso anche tra l'una e l'altra (anche se l'album è tutt'altro che piatto ed uniforme, vorrei precisare), abbiamo una situazione per cui l'album tende a scivolar via abbastanza anonimamente. Insomma, per farla breve: sinceramente si fa fatica ad arrivare in fondo al primo CD, cambiarlo, mettere anche il secondo e lasciarlo scorrere in attesa di arrivare al finale, ai 31 minuti di "Premonitions part 2". Fortunatamente invece il CD 2 si dimostra un po' diverso dal primo, con brani più soffusi e d'atmosfera, sempre piacevolmente e delicatamente psichedelici. Arriviamo all'ultima traccia, come detto, un pezzo che racchiude un po' tutto dei D'Arcana, quasi una sintesi dell'album, che ci risveglia dal torpore in cui eravamo caduti e ci accompagna verso il termine di questo tour de force che, se non può dirsi certo sgradevole, di certo ha messo a dura prova la nostra resistenza.
L'album in definitiva, lo avrete capito se avete letto anche quanto abbiamo scritto delle precedenti prove del gruppo, è il più debole dei lavori dei D'Arcana. Significativa, questa cosa, soprattutto se si considera che questo è sicuramente il loro lavoro più ambizioso. Non definiamolo però un vero e proprio passo falso…questo trio ha molte frecce al proprio arco ma occorre che non cerchino di tirarle tutte assieme e che ne rifacciano un po' la punta.



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Alberto Nucci

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