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JUDY DYBLE Flow and change Gonzo Multimedia 2013 UK

La magica voce dei primi Fairport Convention e che ha collaborato con il trio Giles, Giles & Fripp che precedeva l’avvento dei King Crimson può vantare anche una carriera solista che negli ultimi anni si è dimostrata molto fertile. Il 2013 vede l’uscita dell’album “Flow and change”, elegantissimo affresco di prog-folk. Il rock romantico di “Black dog dreams” è un’introduzione perfetta per un lavoro contenente dieci splendide canzoni intrise di dolcezza e malinconia. L’ugola della Dyble riesce ancora oggi a regalare grandi emozioni e la performance è brillante e sentita. Le melodie vocali si uniscono alla perfezione con il lavoro di chitarra elettrica e tastiere su ritmi cadenzati, ma è dalla seconda traccia “Featherdancing” che le cose cominciano a farsi davvero incantevoli. In un brano con cui ricorda i tempi della giovinezza e della crescita la cantante è accompagnata dalla raffinatezza di strumenti acustici, con archi, flauto, oboe e contrabbasso in bella evidenza e che sembrano legare folk britannico e musica classica. Altre composizioni (“Beautiful child”, “Drift away”, “Silence”, “Wintersong”) seguono per filo e per segno questa scia, con una classe fuori dal comune e si deve fare un plauso ai musicisti che hanno partecipato, nonché a chi ha curato gli arrangiamenti sopraffini. In altri momenti siamo invece più vicini ad una base di folk-rock elettrico di cui furono maestri i Fairport Convention, legata ad una sorta di pop-prog moderno, orchestrale ed elegante, dai ritmi sempre compassati e mostrando anche qualche similitudine con certi Renaissance (“Crowbaby”, “Head full of stars”, “Letters”). Questa sorta di dualismo si presenta durante l’ascolto in alternanza: ad un brano acustico ne segue uno elettrico e viceversa fino alla lunghissima conclusione affidata a “The sisterhood of ruralists”, in cui la commistione tra gli strumenti è totale e nei quasi dodici minuti di durata viene fuori il pezzo più vicino al prog del lotto, ricco di impasti sonori, cambi di tempo e docili melodie. La Dyble ci rapisce con ninnananne ed elegia, ci narra di separazioni e incontri, silenzi e speranze, ricordi e illusioni, sempre con toni soffusi e agrodolci. Forse risultano maggiormente riusciti i momenti acustici, ma comunque l’intero album è molto affascinante, lontano dal kitsch e dal prog sinfonico bombastico, ma pieno di musica di qualità, adatta a chi ha sognato (e ancora oggi sogna) con Fairport Convention e Pentangle.



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Peppe Di Spirito

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