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FLOR DE LOTO Flor de loto Mylodon Records 2005 PER

Formatisi a Lima nel 1998 per iniziativa di Alonso Herrera (chitarra) e Alejandro Jarrin (basso), i Flor De Loto si sono accattivati la simpatia di Tavo Castillo, tastierista dei più famosi e conterranei Fragil, che ha permesso loro di registrare nello studio di sua proprietà questo raffinato debutto discografico. Le origini geografiche del gruppo sono immediatamente individuabili: accanto a quel feeling tutto sudamericano, già dalla prima traccia ("La Llegada") sono evidenti riferimenti stilistici al folk andino. Tra le 10 tracce strumentali dell'album, quest'elemento, che raffresca e ravviva certamente la musica, è tuttavia soltanto un particolare. I riferimenti più evidenti sono quelli al Prog latino, solare e dolcemente malinconico, con suoni tenui e delicati ma ricchi di fini cesellature, spesso elaborate attorno al flauto (traverso, ma anche di Pan, come nella già citata, oscura "La Llegada", molto ancorata a suoni tradizionali) incantato di Johnny Perez che, in assenza delle tastiere, assume spesso il ruolo di leader. Il fascino particolare di questa musica sta proprio nella compenetrazione delle sonorità del Progressive classico europeo con un repertorio di suoni e stili praticamente estranei a questo contesto. Un ulteriore elemento di pregio sta nella struttura a maglie larghe delle composizioni che vengono interpretate con una certa attitudine jazz/fusion improntata sulla capacità di jammare ed improvvisare con estrema naturalezza: si ha come l'impressione che la band segua il proprio istinto piuttosto che schemi compositivi prestabiliti. Non mancano ovviamente spazi per dare sfoggio del proprio virtuosismo, anche se viene fatto in maniera non pedissequa, seguendo invece il naturale crescendo emotivo del pezzo, come nel coinvolgente assolo di chitarra contenuto in "Negativos de una Memoria Inesistente". In "Suculentas Frutas" c'è addirittura un lungo assolo di batteria di Jorge Puccini, proprio come accade durante i concerti e in effetti sembra proprio che, senza tante cerimonie, l'affiatatissimo quartetto, abbia fatto un'esibizione dal vivo in studio, mentre il registratore andava. Non che la qualità sonora del disco sia scadente (anzi...!); tutto questo esalta la freschezza e l'empatia trasmessa dalla musica. Qualcuno è caduto nella tentazione di paragonare questa band ai Jethro Tull, forse per la presenza del flauto; i riferimenti al gruppo di Ian Anderson sono comunque marginali, anche perché i Flor De Loto riescono a costruirsi una propria identità, magari non del tutto originale ma ben definita. Sicuramente uno dei dischi da ricordare del 2005 e un degno rivale per la supremazia Progressive nazionale degli stessi Fragil.

 

Jessica Attene

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