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FEM Sulla bolla di sapone Fading Records 2014 ITA

Premesso che quando leggerete queste righe avrete già sentito parlare di questo gruppo nelle classiche risse da social network, forum e mailing list che contraddistinguono e hanno contraddistinto il mondo prog italiano degli ultimi venticinque anni, bisogna comunque ammettere che In Italia ci son sempre stati parecchi gruppi bravi di ragazzi giovani che suonano il nostro genere musicale preferito e, se si ascoltassero invece di parlarne e basta, sarebbe meglio e forse non ci troveremmo nella paradossale situazione di stallo del nostro movimento musicale. Gruppi soffocati dallo strapotere mediatico dei baroni degli anni ‘70 che monopolizzano anche oggi l’attenzione dell’appassionato medio, dalle cover band, dai tributi e dalla scarsa attitudine del mondo rock progressive a parlare di gruppi bravi senza parlare male di qualcun altro.
Uno di quelli più bravi attualmente in circolazione è sicuramente la FEM Progband (che ha adesso accorciato il nome) che, pur partendo (come è logico che sia) da una storia fatta di cover di gruppi più famosi, ci propone una miscela molto potente e orecchiabile di rock sinfonico vecchia maniera (echi del Banco del Mutuo Soccorso si trovano un po’ sparsi per tutto il lavoro), anche se Il gruppo brianzolo si colloca sulla scia musicale di altri gruppi non attempati del nostro movimento come Barock Project e Odessa, presentandoci un full length ineccepibile dal punto di vista sia professionale sia di contenuti.
Il concept basato su di un racconto del filosofo tedesco Kurd Lasswitz si snoda su quindici composizioni che farebbero la felicità di qualunque appassionato vecchio o giovane che sia. Tutto il lavoro è anche contraddistinto da un cantato che, se anche non fa gridare al miracolo, è superiore alla media di quello che si ascolta nei gruppi rock progressive attuali. Menzione d’onore anche al chitarrista Paolo Colombo che caratterizza tutto questo “sulla bolla di sapone”.
Tra i pezzi migliori di questo disco targato Fading Records ci sono senza dubbio il pezzo iniziale “Il giardino delle consuetudini”, dove il gruppo mette sul tavolo tutte le caratteristiche positive e già sopraelencate di questo lavoro, e “Nella città”, dove il gruppo dimostra anche un ottimo potenziale commerciale. Anche se i brani che mi hanno colpito di più sono l’accoppiata “Il signore dei pensanti” e “Processo alla verità”, dove le grandi doti del gruppo escono fuori alla grande.
Il gruppo c’è, il materiale anche; come troppo spesso accade negli ultimi anni manca un pubblico che sia pubblico e basta, non solamente fatto da produttori, musicisti, ex musicisti, pseudo musicisti che sono un mondo a parte in un mondo così strano ma che ci riserva sempre belle sorprese come questa ogni anno che passa.
Sarebbe bello parlare tra venti anni di realtà giovani come questa come oggi parliamo di tutte quelle realtà importanti (spesso all’epoca più acerbe di quelle attuali e, diciamolo, spesso sopravvalutate) con le quali siamo cresciuti negli anni ‘90.



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Antonio Piacentini

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