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HENRY FOOL Henry fool Cyclops 2001 UK

Tra i nomi più sfruttati nel Prog c'è quello di Henry: ci sono stati gli Henry Cow, gli Enrico VIII... ed anche le 6 mogli di quest'ultimo... e adesso questi Henry Fool che rappresentano il concretizzarsi del nuovo progetto musicale di Tim Bowness, già nei No Man, coadiuvato da Fudge Smith dei Pendragon, Steve Bennett, già tastierista dei LaHost assieme a Fudge, Peter Chilvers e Micheal Bearpark, questi ultimi già assieme a Tim nei Samuel Smiles. La musica dei questo disco risente del mood ormai tipico delle produzioni di Bowness, sempre melancolico, oscuro e dalle sonorità calde. Tuttavia la proposta musicale degli Henry Fool è ben più variata, sconfinando anche nel jazz, nella psichedelia e con qualche tocco di sinfonico puro qua e là che sovente fanno pensare al primo album dei Landberk. Il resto del disco, che è prevalentemente strumentale, ricorda forse i Radiohead, David Sylvian e -perché no?- i Rain Tree Crows, con brani moderatamente complessi e qualche pezzo più movimentato che aggiunge varietà al tutto. I 16 brani sono in prevalenza dei brevi pezzi d'atmosfera che vanno a formare un tutt'uno, con un approccio tutt'altro che immediato. La musica fortemente anticonvenzionale del gruppo include anche parti di flauto, sax, clarinetto e tromba per donare al risultato finale ancor più connotati jazz, quasi come delle jam improvvisate che, una volta raggiunto il climax, quasi d'improvviso terminano e sfociano in parti più rilassate in cui le tastiere o semplicemente una parte cantata aprono il cuore dell'ascoltatore. Quindi... un album sicuramente moderno ma che non dimentica assolutamente la tradizione Prog; rilassante ma che riesce a non stancare; variato ma non pesantemente intricato. Un debutto davvero convincente che risente in maniera positiva delle varie influenze dei musicisti ma che cerca altresì di portare da ciò a qualcosa di nuovo. In sostanza: un ottimo disco.

 

Alberto Nucci

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HENRY FOOL Men singing 2013 

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