Home
 
HEARTACHE Empty gardens of sky autoprod. 2011 ITA

Percorso irto di difficoltà per la giovane band romana degli Heartache (non che i musicisti giovani e meno giovani che si dedicano al prog se la passino meglio invero…) di cui avevamo già recensito, sempre sulle pagine di Arlequins, il demo d’esordio qualche tempo fa.
E’ la volta ora del loro primo lavoro completo “Empty gardens of sky” che, nel momento in cui scriviamo, non è ancora stato pubblicato pur essendo ormai pronto. A proposito di difficoltà…
La traccia iniziale “98” era già presente nel demo. Si tratta di un pezzo piuttosto articolato, con un riff heavy che “spacca”, un bel ritornello orecchiabile, dei momenti soffusi che si avvicendano ad altri in cui l’anima metal della band riaffiora senza remore. In fondo l’intento dichiarato del gruppo è quello di cercare di fondere un suono progressive con gli accenti tipici del metal… E, in “98” i quattro (almeno nei credit dell’album) Heartache riescono molto bene a trovare questo, non così scontato, equilibrio.
Non apparse sul demo sono invece le due tracce successive “Tales of wonders” e “Kill to eat”. La prima è un brano molto tranquillo, quasi una ballad, con la bella voce di Thomas Gabriele in evidenza; la seconda è invece molto più energica con riff metal ed un velocissimo “solo” di tastiere molto apprezzabile anche se, sul finale, il brano si addolcisce un poco.
E’ poi la volta della suite in quattro movimenti “Aphosis” (di cui solo la seconda parte era apparsa sul demo). Una traccia estremamente varia e “griffata” in modo magistrale da tutta la band.
Ipnotica e con qualche rimando floydiano la parte introduttiva (“Creation”). L’anima heavy degli Heartache rispunta in “Awareness” (la seconda sezione) anche se stemperata da intuizioni new prog alla Marillion prima maniera e da delicati interventi al pianoforte come nello struggente finale.
La terza parte (“Oblivion”), anch’essa molto aggressiva, ricorda a tratti, gli album di Ayreon (senza la salsa kitch che talvolta quest’ultimo ci offre) o i “soliti” Dream Theater ma con il freno a mano tirato.
“Opportunity” chiude in modo convincente, serrato ed enfatico (ottima anche qui la prova del cantante) la suite che ci mostra al meglio l’universo Heartache nelle varie sfaccettature e dimensioni.
Un bell’album nel complesso, magari un po’ prevedibile in alcuni momenti, ma che merita senz’altro di trovare il giusto riconoscimento con la sospirata pubblicazione.
Noi gli accordiamo la nostra fiducia. E non a tempo…



Bookmark and Share

 

Valentino Butti

Collegamenti ad altre recensioni

HEARTACHE Promo 2011 2011 

Italian
English