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HENDERSON / OKEN Dream theory in the IE Firepool Records 2011 USA

Continua per i membri dei Djam Karet il processo di rielaborazione della propria identità attraverso una serie di lavori solisti e collaborazioni interne che sviluppano ed approfondiscono le diverse tendenze del gruppo madre; questa volta tocca al duo Mike Henderson e Chuck Oken Jr. con “Dream Theory In The IE”, in cui possiamo ascoltare alcune composizioni eseguite in concerto dai due musicisti durante un piccolo tour nel profondo sud della California, nell’area caratteristicamente denominata come Inland Empire. “Dream Theory In The IE” è dunque un disco live, con pochi effetti in delay e di riverbero aggiunti in studio ma senza alcun ricorso di overdubs o sovraincisioni: le composizioni raccolte nel disco sono in tutto sette improvvisazioni strumentali sviluppate su alcune idee legate all’aspetto musicale più ambient e minimal dei Djam Karet, in una maniera non troppo dissimile dal precedente esperimento Ukab Maerd realizzato da Chuck Oken Jr. insieme a Gayle Ellett, anche se “Dream Theory In The IE” ha un approccio più contemporaneo, minimale e meno rivolto ad un certo tipo di sonorità elettroniche di stampo vintage. In effetti in questo cd sono percepibili una buona parte degli elementi culturali e delle suggestioni presenti nei lavori dei Djam Karet, anche se il discorso sonoro ora si fa ancora più rarefatto ed astratto, tanto da riuscire a catturare perfettamente la magia naturale dell’Inland Empire, fino a calarci in una sorta di “zona del crepuscolo”, uno stato alterato di coscienza indotto da sonorità ipnotiche e dilatate.... Le sonorità elettroacustiche impiegate da Henderson fanno riferimento alle sonorità folk ambientali ed esotiche dello Steve Tibbets dei primi lavori come “Northern Song” o “Yr”, con i suoi accenni etnici e di world music che fanno pensare anche a Jon Hassel, il cui disco capolavoro “Dream Theory In Malaya” è stato evidentemente omaggiato nel titolo; si manifestano in diversi momenti anche le sonorità psichedeliche ed arcane ispirate a Robert Rich e all’elettronica spaziale di Richard Pinhas nell’uso dei sintetizzatore ed in certi assolo di chitarra, in particolare verso la chiusura del disco nella lunga suite “John Henry Changes The Rules”. Non mancano neanche i momenti più “dark”, inquietanti e vicini ad una cultura horrorifica che è sempre stata presente nei dischi dei Djam Karet, qui rappresentata in particolare da “Zombie Attack”, il cui clima di tensione ed apocalisse imminente viene evocato efficacemente da un incisivo assolo di chitarra dalle tinte gilmouriane su una base di synths pulsante ed ossessiva. A rendere ancora più godibile l’ascolto è l’eccellente e cristallina qualità della produzione del disco, curata da Chuck Oken Jr. e Gayle Ellett, la cui registrazione è stata effettuata direttamente su un due tracce digitale; “Dream Theory In The IE” è così un altro bel disco proveniente dalla galassia Djam Karet, capace di soddisfare pienamente le aspettative degli appassionati e più in generale dei cultori dell’ambient e della musica progressiva più sperimentale.


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Giovanni Carta

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