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HYPNOSPHERE Timedrift Spheric Music 2014 GER

Hypnosphere è l’entità musicale fondata dalla coppia Lambert Ringlage e Wolfgang Barkowski (alias Alien Nature) dedicata alla scena elettronica berlinese di derivazione Tangerine Dream: una coppia di musicisti piuttosto speculare in quanto Lambert è più propenso all’aspetto melodico della musica elettronica senza disdegnare atmosfere new age o propriamente progressive, mentre Alien Nature è forse più incline alle sonorità più dure ed ostiche, all’elaborazione di sonorità più sperimentali... Il punto di contatto tra i due ha avuto inizio con la mistica dark trance di “Within The Whirl” uscito nel 2003 per la Spheric Music ed è proseguito successivamente con “Magnetism” nel 2007 fino ad arrivare a questo terzo album “Timedrift”, sempre per la Spheric Music: “Electronic Sessions” è il termine più esatto per descrivere le fluide improvvisazioni cosmiche che si sviluppano nei sei brani di “Timedrift”, brani mediamente di lunga durata ed abbastanza omogenei per dare all’insieme del disco una propria dimensione ed identità musicale. Le sonorità rispettano in buona parte le aspettative che si possono avere da questo genere di musica elettronica: se di fatto le sorprese non sono molte, la soddisfazione deriva dalla grande intensità con cui viene suonata la musica, piace il modo in cui vengono arrangiate le fasi più frenetiche dei sequenze analogici si alternano ai momenti di pura trance psichedelica che finisce a sfiorare l’ambient più incline alla space music; le melodie sono ombrose ed austere quanto basta, anche se traspare una certa vena romantica e decadente che potrebbe essere apprezzata anche dal frequentatore del progressive sinfonico meno stereotipato. Le intuizioni psichedeliche si rifanno ovviamente ai Pink Floyd ma trovano origine anche dalle suggestioni paniche ed oniriche dei Tangerine Dream di ”Atem”, come possiamo percepire nella parte introduttiva del brano iniziale “Trancenter”, per poi svilupparsi verso semplici ma efficaci fraseggi chitarristici reminiscenti di David Gilmour (soprattutto in “Spherical Movement”) e delle ipnotiche progressioni live di “Encore” o di “Ricochet” come anche nei tentativi di Edgar Froese di riagganciarsi in qualche modo ad un pubblico più tradizionalmente rock; penso anche ai Radio Massacre International per il modo in cui la chitarra si insinua nelle trame dei sequencers e dei sintetizzatori. Forse “Timedrift” non è un lavoro privo di difetti dal punto di vista tecnico, le sonorità del precedente “Magnetism” erano in qualche modo più dense ed avvolgenti, però “Timedrift” si fa parecchio apprezzare per la sua totale dedizione al genere ed infine per la bontà delle composizioni, in particolare nei passaggi in cui si perde la struttura ritmica (comunque piuttosto blanda) e ci si immerge nelle sonorità più astratte ed evocative…



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Giovanni Carta

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