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IRIS Crossing the desert Iris 1996 UK

Da molto si parlava di questo presunto progetto solista di Ian Mosley, cui avrebbe dovuto partecipare Sylvain Gouvernaire, ex-chitarrista degli Arrakeen. Di fatto si tratta del progetto solista di Sylvain, cui Ian offre il proprio valido contributo, assieme a Pete Trewavas. Si diceva anche che la musica sarebbe stata un jazz-rock con spunti Prog... e invece è esattamente il contrario. Si tratta di uno splendido CD (ecco... l'ho detto), potente, sinfonico, ispirato, da ascoltare da cima a fondo col fiato sospeso. Nessuna voce interferirà con l'ascolto di quello che l'artista francese è riuscito a concepire: l'album è interamente strumentale. Le parole sono affidate alla sua chitarra, mai così simile stilisticamente a quella del suo nume ispiratore Steve Rothery: con un buon cantato "Crossing the desert" potrebbe essere il disco che ogni fan vorrebbe aspettarsi dai Marillion di oggi. L'ottimo Sylvain si occupa anche del lato tastieristico dell'opera, ma è indubbio che esso sia in parte rilegato a ruoli di secondo piano, lasciando al suo strumento principe, e di cui egli stesso può essere investito del ruolo di principino, il compito di dettare l'incedere, o di suonare la carica per i non rari momenti in cui la musica si eleva sopra le righe e vola... vola alta... e poi improvvisamente si fionda in picchiata, ghermisce la preda (in questo caso noi) e non la molla più. Il ruolo del buon Ian può apparire di secondo piano, ma coloro che, nella lunga carriera del flemmatico picchiatore, sono riusciti qua e là a estrapolare i semi della sua grandissima professionalità, della sua classe e delle sue influenze jazzistiche che già in tendenza, quindi, portavano verso un album del genere, ebbene costoro non rimarranno delusi. Il primo e l'ultimo brano del CD, pur godendo di vita propria, fungono un po' da intro ed outro, motto più calmi, rilassati e lineari degli altri 6. Fin dalla seconda traccia "Train de vie" cominciamo però a volare... Sì, forse ha ragione quel mio amico che dice che ci vorrebbe un cantante, ma questa è secondo me una notazione marginale, e poi ce ne sarebbe voluto uno bravo davvero per far guadagnare dei punti a quest'album già ottimo così com'è. Concludo sperando che questo progetto non abbia vita effimera e che il futuro riservi a Sylvain... pardon, agli IRIS l'occasione per esibirsi di nuovo, perché no, anche dal vivo.

 

Alberto Nucci

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