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JOHN SILVER BAND La luce che muore nel buio autoprod. 2009 ITA

Si presenta con un nome curioso questa band bellunese, formata da Gianni Carlin (voce, flauto, xilofono), Emmanuele Burigo (Strato e chitarra acustica), Federico “Nello” Bassanello (basso) e Fabrizio “Gas” Gaspari (batteria, glockenspiel), che dopo diversi anni di attività arriva a questa autoproduzione intitolata “La luce che muore nel buio”. John Silver… forse su queste pagine si penserà subito al batterista che per un po’ ha militato nei Genesis… Ma ci sono sicuramente gli appassionati di letteratura di avventura che legheranno questo nome a Stevenson e ai suoi pirati… I musicisti del gruppo preferiscono scherzarci su, riferendosi a sé stessi come “Banda Giovanni Argento”. Ma il nome è giusto una curiosità, quello che conta è il contenuto di questo dischetto. Partiamo col dare qualche indicazione riguardante l’impostazione musicale di base, che è dettata da un misto di rock-blues e progressive. Vi possiamo, infatti, intravedere riferimenti alle cavalcate degli Allman Brothers e alle esplorazioni di John Mayall. Soprattutto, si avverte una forte influenza derivante dai Jethro Tull, specie quelli di album come “Stand up” e “Benefit”. C’è un sound sanguigno, con ritmi accesi ed una vivace chitarra elettrica, ma appena ascoltiamo quel flauto inevitabilmente la mente vola verso Ian Anderson e il suo gruppo. Lo stile è inequivocabilmente quello e la John Silver Band riesce a farsi apprezzare per come si propone, anche perché ci mette non poche stravaganze. Da un punto di vista musicale, cattura con feeling, con alcuni approcci un po’ buffi, ma anche con i tratti lunatici della lunghissima title-track, che in oltre ventuno minuti, oltre ai consueti ricami tulliani, offre tanti cambi di tempo e di atmosfera ed alcuni innesti che si avvicinano a Zappa e alla psichedelia. Passando invece ai testi (che sono in italiano), va evidenziato come essi siano incentrati sulla vita sociale e come, con ironia e sarcasmo, delineino uno spaccato della realtà della nostra penisola, puntando il dito contro la tv spazzatura, le apparenze, la falsità delle promesse politiche, il consumismo, ecc. Lo stesso senso dello humour è avvertibile anche nelle note di copertina con bizzarre avvertenze e presentazioni riguardanti il disco e il gruppo. La John Silver Band sa il fatto suo e lo dimostra in questi tre quarti d’ora ruspanti e con un calore vintage che ci lascia un’impressione decisamente positiva.



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Peppe Di Spirito

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