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KOTEBEL Omphalos Musea 2006 SPA

Avevamo lasciato questa valida band ispanico/venezuelana al 2003, dopo la release dell'ottimo "Fragments of light"; adesso li ritroviamo con questo nuovo lavoro che conferma tutte le caratteristiche del gruppo, sempre in bilico tra Prog sinfonico ed influenze classiche, col cantato lirico di Carolina Prieto che ancora caratterizza le note della band. E' difficile per ogni appassionato delle sonorità melodiche ampie, strettamente connesse ai '70s, rimanere insensibile già dalle prime note di "Ra", il brano di apertura, che coi suoi 13 minuti già ci proietta nel vivo dell'album, deliziandoci con parti complesse e incantevolmente infarcite di parti di flauto e strumenti acustici, col cantato di Carolina che, molto discretamente, interviene solo di rado onde non appesantire il tutto e dar libero spazio alle parti strumentali. Le influenze sembrano essere le solite: vengono alla mente i connazionali Crack, i Gentle Giant, gli EL&P… ma anche talvolta i nostrani Presence, soprattutto (è appena ovvio) grazie al particolare cantato. L'avvio del brano successivo "Excellent meat" è un po' più energico e vede un utilizzo di una chitarra più rockeggiante, anche se sempre su sonorità abbastanza melodiche; le ritmiche sono in generale più movimentate ma la miscela non si fa di certo meno complessa… fino al placarsi del pezzo, con una chitarra acustica che rimane quasi da sola a reggere la scena… fino al gran finale in cui le ritmiche subiscono una nuova accelerazione, con suoni quasi heavy a tratti. E' la volta quindi della "Pentacle's suite", della durata di circa 30 minuti, divisa in sei movimenti. Questa rappresenta un po' la summa di quanto i Kotebel sanno offrire, alternando e miscelando quanto incontrato finora nelle due pur lunghe tracce d'apertura, con parti energiche, momenti di puro Prog sinfonico (il gruppo dispone di due tastieristi), un flauto sempre molto presente, un cantato che interviene in momenti selezionati e atmosfere caute ed intimistiche che si inseriscono quasi inaspettatamente per poi svanire nel nulla, quasi spazzate via dalle accelerazioni strumentali. Non tralascerei di citare anche alcune influenze jazz che a momenti si fanno più presenti. Le influenze classiche talvolta prendono decisamente il sopravvento, come nella 4ª parte della suite, intitolata "Venus pentacle", con un pianoforte che duetta in pratica solo col flauto e che vede anche l'innesto di un violoncello. La successiva "Mars pentacle" riprende sonorità rock, anche se comunque la musica classica (contemporanea) è sempre presente in background. La suite scorre via insomma in maniera gradevole, senza appesantimenti, e ci ritroviamo al momento dell'epilogo quasi senza accorgercene, rapiti (è proprio il caso di dirlo) dalle note che i Kotebel riescono ad offrirci. C'è ancora tempo per tre tracce, inclusa la title-track conclusiva, che non aggiungono nulla di nuovo a quanto detto. Secondo chi scrive questo quarto album del gruppo spagnolo è il migliore della loro produzione; non una cosa da poco, dato che anche i precedenti erano di livello molto alto. Senza alcun dubbio si tratta di un disco e di un gruppo alla cui attenzione raccomando tutti gli appassionati di Prog sinfonico, senza timore di vedermi assalire da acquirenti insoddisfatti.

 

Alberto Nucci

Collegamenti ad altre recensioni

KOTEBEL Mysticae visiones 2002 
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