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KOSMOS Polku autoprod. 2007 FIN

Questo giovane gruppo finlandese, giunto alla sua seconda prova discografica, fa tutto in casa e lo fa con professionalità e semplicità. Graziosa l'immagine della cover, rossa e turchina, che sicuramente deve risaltare ancora di più nella versione in vinile, e buona la resa sonora, cosa non proprio scontata per un'autoproduzione. Lo snello booklet di appena tre pagine è integrato da un inserto che riporta la traduzione dei testi in inglese, che nella loro versione originale sono ovviamente in madrelingua; si tratta di evocazioni cosmiche e mistiche, sospese fra il sogno e la realtà che riflettono il mood della musica, onirica e leggiadra. Le sonorità sono vintage e scarne ed in prevalenza acustiche, con richiami delicati al prog sinfonico dei Seventies e al folk locale, conditi da un pizzico di psichedelia. Bello il dispiegamento di strumenti con Mellotron, Theremin, organo, congas, flauto dolce e violini, anche se questi non si affollano mai ma piuttosto forniscono dei delicati ritocchi e ricami ed il sound, come accennato, risulta sempre leggero e asciutto. Il cantato è dimesso e monocorde, ma comunque elegante, sempre malinconico come la musica, eterea e romantica, e la voce è quella di Päivi Kylmänen, una fanciulla, per chi non lo avesse capito. Le melodie sono carezzevoli e scivolano via in maniera impalpabile, non vi sono mai esplosioni strumentali o momenti di grande pathos, il tutto si risolve come all'interno della cornice di un sogno romantico. La voce di Päivi ha un ruolo fondamentale e accentra tutta l'attenzione dell'ascolto, lasciando che tutto il resto appaia quasi come uno sfondo sfumato e distante. Si tratta di un album seducente e grazioso che non si spinge comunque oltre la sua gradevolezza epidermica che è facile gustare già dal primissimo ascolto.

 

Jessica Attene

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