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KOTEBEL Ouroboros Musea 2009 SPA

Con “Ouroboros”, i Kotebel giungono alla quinta impresa discografica, confezionando un lavoro che non si discosta troppo dal sound cui ci hanno abituato sin dal debutto autoprodotto del 1999. Troviamo in esso, infatti, il consueto prog sinfonico fatto di strutture complesse e incastri ritmici, melodia e atmosfera. Dopo quattro precedenti album sulle stesse corde, si potrebbe pensare che il rischio della ripetitività sia in agguato, e ascoltando il disco, in effetti, ci si accorge che la proposta musicale del gruppo si è mantenuta sostanzialmente invariata, anche se alcune modifiche sono in realtà state apportate. Se si prende come punto di riferimento il precedente “Omphalos”, è possibile accorgersi che il suono si è fatto più cupo e carico di tensione, mantenendo però al contempo la componente fusion-jazzata che rappresenta un po’ il marchio di fabbrica del gruppo di Carlos Plaza. Il risultato, in ogni caso è ottimo. “Ouroboros” è un concept incentrato sulle creature mitiche, e ogni brano è dedicato ad una di esse. Sin dall’iniziale “Amphisbaena” è possibile notare la mancanza del flauto e della voce di Carolina Prieto, mentre è la chitarra a guadagnare spazio, contribuendo notevolmente a variare gli arrangiamenti. E’ curioso come in alcuni momenti la musica ricordi il sound del Banco del Mutuo Soccorso del periodo “Darwin”. E’ difficile, infatti, ascoltare “Amphisbaena” senza che venga in mente “La conquista della posizione eretta”. Questo si verifica anche in altre parti dell’album, complice probabilmente la presenza dei due tastieristi e la tendenza ad elaborare gli arrangiamenti in un modo che i fratelli Nocenzi resero esemplare anni settanta. Ancora più teso il brano che da’ il titolo all’album, con la chitarra elettrica e i sintetizzatori lanciati all’unisono in vorticose linee melodiche, e una chitarra acustica spagnoleggiante che fa capolino in alcuni momenti. Un brano molto complesso, ricco di temi che si rincorrono e cercano di afferrarsi, quasi a simboleggiare il serpente che si morde la coda del titolo. Un hard rock progressivo con echi di King Crimson e un pianoforte jazzato a sovrapporsi alla chitarra caratterizzano “Satyrs”, unico brano scritto da Cesar Garcia, mentre “Simurgh” punta nuovamente sull’atmosfera e sulla ricchezza degli arrangiamenti. “Behemot”, infine, con le sue dissonanze e un suono sinistro da film horror, chiude la parte del disco dedicata al concept.
“Ouroboros” non finisce qui, in coda sono presenti infatti un rifacimento di “Legal Identity”, presente in origine sull’album “Fragments of Light” e intitolata ora “Legal Identity V 1.5” (ancora con arrangiamenti che sembrano fatti apposta per ricordare il Banco) e una versione dal vivo di “Mysticae Visiones”, a chiudere un ottimo album e una delle migliori release sinfoniche del 2009.


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Nicola Sulas

Collegamenti ad altre recensioni

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