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SINAGOGA ZEN Sinagoga zen Masque Records 2014 BRA

Una delle prime cose che desta curiositÓ e colpisce di questa band del Brasile, Ŕ senz'altro il nome.
Lontano dalla comune accezione religiosa, la sinagoga in questo caso rappresenta letteralmente la traduzione del termine ebraico, ovvero "casa di riunione". Questa casa non Ŕ altro che un luogo fittizio, un ipotetico punto d'incontro, dove differenti tipi di arte e forme di cultura convergono e si arricchiscono vicendevolmente. E' esattamente in questo che i Sinagoga Zen si riconoscono; provenienti da realtÓ culturalmente differenti, i componenti del quintetto brasiliano (Alison Seben: batteria e percussioni, Felipe C. Taborda: chitarra, basso, viola a 12 corde, Giulia F. Dall'Oglio: voce, Rafael Vignatti: tastiere, piano e Wilian M. Baldasso: basso, chitarra, viola e violino) hanno fuso le loro personalitÓ e le loro esperienze, mettendo a nudo il proprio estro, nel nome di un comune denominatore che Ŕ la passione per l'arte o, pi¨ nello specifico, per la musica. Proprio come una "scuola del sapere", che cresce e si amplia nel corso del tempo, gli stessi Sinagoga Zen hanno impiegato molti anni prima di ottenere un primo vero risultato. Formati nel lontano 2001, fra vicissitudini che ignoriamo, scioglimenti e reunion, realizzano il loro primo lavoro in studio solo nell'ottobre del 2014, pubblicato dalla label Masque Records.
Il disco, che porta il nome della band, Ŕ piacevole e movimentato, fonde jazz rock, fusion e musica classica e scorre in maniera tutto sommato fluida. Lo stile da cui la band prende spunto somiglia vagamente a quello dei Caravan, dei Weather Report e dei loro connazionali Som Nosso De Cada Dia, rimodellato secondo la loro vena creativa e spesso contraddistinto da una carica passionale tipica della musica latina, presente soprattutto in brani come "Mudanša dos tempos", la bellissima suite che apre il disco. Venti minuti di altalenanti emozioni: dopo un inizio deciso e ricco di chitarre massicce, si passa improvvisamente ad un'atmosfera pi¨ dolce e cristallina dal retrogusto sudamericano. Questo si deve senza dubbio alla chitarra acustica e alle morbide tastiere che accompagnano la voce della Dall'Oglio che, quando non tende ad imitare troppo una cantante lirica, mostra una timbrica non molto lontana da quella di Sonia Nedelec, cantante dei Minimum Vital.
L'ingresso del piano interrompe bruscamente la pacata melodia e infonde un clima d'incertezza e sospensione molto marcato; subito dopo si congiunge con la viola e il violino dando vita, non senza uno sporadico richiamo alla musica di Piazzolla, ad un insieme di note davvero commoventi. L'album prosegue con "2014", l'anno di svolta per i Sinagoga Zen, sia per la loro reunion che per la pubblicazione del cd. Nonostante le complesse sezioni ritmiche e le ferventi linee di basso, ci˛ che ne viene fuori Ŕ un qualcosa di delicato e celestiale, reso possibile soprattutto dalle meravigliose tastiere nella parte centrale. Un altro brano degno di menzione Ŕ sicuramente "Presenša"; qui pi¨ che mai, a predominare Ŕ l'impronta jazz rock. Pur non mancando elementi sinfonici qua e la, i richiami ai Moogg, alla scena di Canterbury in generale e al sound dei teutonici Kraan, sono molteplici. Caratteristiche che pi¨ o meno troviamo anche nel brano di chiusura del disco "Instante de velejar", con la differenza che quest'ultimo, rispetto agli altri, vanta una connotazione folk e mescola perfettamente sonoritÓ tribali ed arabesche. Proprio ci˛ che mancava in questo cd!


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Silvia Giuliani

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