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TEA FOR TWO Twisted QuiXote 2006 GER

Qual è il metro più corretto da usare per giudicare un’opera discografica? Ci sono album che di per sé potrebbero passare assolutamente inosservati, destinati a scomparire in fretta nel baratro della mediocrità… eppure a volte sono l’espressione tangibile di un’inesauribile tenacia, di uno sforzo quasi commovente volto a tenere in vita una band sia pure nell’indifferenza del pubblico e degli addetti ai lavori. In quest’ottica acquista dunque un significato differente anche un album francamente pedestre come questa terza prova dei tedeschi Tea for Two, che perseverando alla media di un disco ogni sei anni può ormai vantare un’esperienza ultradecennale.
Intendiamoci: tutto sommato il trio (qui completato da una schiera di ospiti, con una sezione ritmica completamente “esterna”), in barba alle mode e al trascorrere degli anni, è riuscito a forgiare un proprio stile riconoscibile, basato su semplici melodie interpretate con buona personalità dalla voce di Stephan Weber (un po’ teatrale come il primo Bowie… con le dovute distanze!), il tocco folk del flauto dolce ed il piano del tastierista Michael Schumpel e sulla tendenza a mescolare generi musicali senza timore; quest’ultima affermazione trova conferma nella scelta di un brano dai ritmi flamenco (“Spanish nights”) come apertura dell’album.
Privilegiando sonorità acustiche e in bilico tra occasionali tendenze tulliane (“Scar folk”) e qualcosa che potrei definire unplugged new-prog (ascoltare “Autumn”, “My own way” e la chiusura “Come what may” – la migliore del lotto e la più sinfonica - per cogliere qualche somiglianza con degli IQ in tono minore), l’album si lascia ascoltare piacevolmente per tutti i suoi 44 minuti e solo ad un’analisi più attenta si rischia di domandarsi se si stia ascoltando in effetti qualcosa di accomunabile al progressive o se si tratti semplicemente di un pop-rock mascherato con arrangiamenti raffinati.
Sono convinto che una proposta del genere avrebbe potuto godere di un seguito maggiore nei primi anni ’90, appunto l’epoca dell’esordio dei Tea for Two, in tempi di offerta prog molto più carente e conseguentemente di orecchie più disposte a perdonare eventuali ingenuità. Sfortunatamente ciò non avvenne all’epoca, e sono parecchio scettico sul fatto che il trio possa riscattarsi al giorno d’oggi… in ogni caso glielo auguro per l‘onestà dimostrata nel corso degli anni.

 

Mauro Ranchicchio

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