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HABELARD2 Qwerty autoprod. 2013 ITA

Per capire il significato di Qwerty non c’è bisogno di scervellarsi troppo: per svelare l’arcano, con un certo imbarazzo, basta osservare l’essenziale e spoglia copertina del cd per verificare che, in effetti, Qwerty sono le prime sei lettere della tastiera del computer... Sergio Caleca, alias Habelard2, veterano dell’ultra-undeground progressive/elettronico italiano, circa trent’anni trascorsi in incognito tra demo e registrazioni più o meno casalinghe, a partire dai misteriosi e più progressivi Carne & Ingranaggi con il “Live Bresso-Sala Prove”, raccolta di registrazioni effettuate tra il 1977 ed il 1980, per proseguire con una serie di registrazioni soliste durante gli anni ottanta (il passaggio dal rock sinfonico alla new-age elettronica) ed infine giunto solo adesso alla sua prima uscita discografica ufficiale con “Qwerty”, registrato e prodotto con l’aiuto dell’associazione Oltre La Musica, parallelamente all’attività come tastierista con i progressivi Ad Maiora. Mi piace l’attitudine di Caleca, all’apparenza così semplice e naif, quasi disarmante direi, ma con un buona dose di sapienza strumentale ed un certo gusto raffinato per la melodia... Suonato e composto in totale solitudine, completamente strumentale, in “Qwerty” Caleca suona tastiere, più precisamente Korg X50, Yamaha MM6 e MO6, chitarra elettrica ed acustica... percussioni programmate (più o meno bene) comprese. Le sonorità ondeggiano tra il digitale, il finto vintage ed il midi, quindi nulla di particolarmente moderno, anzi, a dire il vero buona parte dei brani, registrati negli ultimi tre anni, suonano spesso come se fossero stati incisi vent’anni fa... Comunque, Sergio Caleca pur nella scelta di timbriche talvolta eccessivamente fredde e discutibili, che smorzano inesorabilmente le potenzialità espressive dei brani, ci offre una buona serie di composizioni che si tengono in equilibrio tra buone velleità prog classiche con reminescenze di EL&P, Wakeman e Banco, l’elettronica sinfonica e melodica alla Vangelis, qualche accento jazz ed almeno un paio di momenti impregnati di incenso psichedelico (entrambi composti nel 1980, specialmente l’ipnotica “De Refrigeriis Jugeri” è uno dei momenti più intensi di questo cd). Insomma, con quest’ultimo suo lavoro Habelard2 sembra fare il punto con le proprie molteplici influenze e tra un interludio e l’altro, una rilettura medley delle antiche sigle Rai dell’Almanacco Del Giorno Dopo e del Carosello (“Almanallo”, comprende la celebre “Chanson Balladée” di Luciani e la “Passacaglia” di Haendel), piacevoli citazioni fantascientifiche (“Ice 9”, ispirato dall’omonimo romanzo di Vonnegut) e convincenti arrangiamenti sinfonici e pianistici, specialmente come nella conclusiva ed ispirata “Empty Tree”, ascolto dopo ascolto questo piccolo cd riesce a farsi ascoltare con piacere...


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Giovanni Carta

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