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ALEX CARPANI 4 destinies Festival Music 2014 ITA

Non c'è due senza tre!! Terzo lavoro per Alex Carpani e terzo concept-album. Dopo il buon esordio di “Waterline” (con Aldo Tagliapietra alla voce) e la conferma di “The sanctuary”, “4 destinies” si presenta come l'opera più ambiziosa e complessa del tastierista emiliano (autore come sempre di musiche e testi). Aiutato in questa circostanza da Joe Sal alla voce, Ettore Salati alle chitarre, GB Giorgi al basso e da Alessandro Di Caprio alla batteria, l'album è suddiviso in 4 lunghe suite a descrivere altrettanti destini che possono presentarsi ad un uomo nel corso della propria vita. Da sempre più vicino allo storico prog anglosassone, piuttosto che al “pop” italiano, Carpani non si smentisce in questo suo terzo sforzo. Emergono quindi tutte le influenze dell'artista che però ha ormai capacità tali da conferire al suo lavoro una spiccata impronta personale, ben sostenuto in questo dall'ottimo lavoro della band e dalla importante attività live di questi ultimi anni. A tutto questo aggiungiamo il “sesto uomo” di lusso David Jackson (sax e flauti) e la produzione di Cristiano Roversi (Moongarden) e les jeux sont fait... “The silk road”, il brano introduttivo, è un baldo prog sinfonico intriso di sfavillanti tastiere che però non riescono a distogliere l'attenzione anche sui pregevoli passaggi acustici guidati dalle sobrie note di flauto. Un attimo e siamo avvolti dal sax e dai numerosi cambi di atmosfera in cui si inserisce il cantato (forse non pienamente sfruttato) di Carpani e Salati. Le emozioni si ripresentano intatte anche negli altri tre brani: “Time spiral”, “Sky and sea” e la conclusiva “The infinite room”. Qua il flauto, là il sax a farci svolazzare leggeri leggeri... ed ancora un lungo “solo” di chitarra, il pulsare del basso, le intuizioni acustiche. L'impressione di “nulla lasciato al caso”, di sofisticata adesione ad un canone di bellezza che si manifesta più nell'essere che nell'apparire, fanno di “4 destinies” un grande progetto che ha in Carpani l'architetto e nei suoi validi collaboratori i co-protagonisti pronti a realizzarne i propositi ed il sentire. Senza dubbio, nell'album, non mancano i virtuosismi, ma l'idea è che tutto sia subordinato ad un “pensiero” superiore a cui tutto deve soggiacere, ma con naturalezza. Uno splendido esempio di album prog (senza dubbio), magari anche old-fashioned (ma non mancano riferimenti al nuova maniera britannica) che ribadisce ancora una volta che la Alex Carpani Band è una delle punte di diamante della scena progressive nazionale. E non solo.


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Valentino Butti

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ALEX CARPANI Sanctuary 2010 

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