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RANESTRANE A space odissey - Part two: H.A.L. Ma.Ra.Cash 2015 ITA

Dove eravamo rimasti? La nave spaziale Discovery One prosegue il suo viaggio verso Giove, con gli astronauti Poole e Bowman, appena risvegliati dall'ibernazione, ad attendere il proprio destino, tragico per l’uno, misterioso per l'altro, alla mercé del computer di bordo in procinto di impazzire. Ed è proprio H.A.L. il protagonista della seconda parte della trilogia con cui i Ranestrane compiono il proprio tributo musicale al capolavoro di Stanley Kubrik. La musica segue la storia e le immagini del film, pur mantenendo una certa indipendenza, quindi chi ha apprezzato il precedente "Monolith" non avrà difficoltà a ritrovare le stesse atmosfere, gli stessi arrangiamenti, lo stesso tipo di composizione ed esecuzione. La trilogia è pensata per essere un tutt'uno che troverà piena realizzazione con il suo compimento e con l'eventuale performance in uno dei cineconcerti che i Ranestrane propongono abbinando estratti dei film al sonoro. Un effetto collaterale di tutto ciò è la totale omogeneità della musica rispetto al capitolo precedente. La sostanziale mancanza di novità in questa seconda parte potrebbe quindi far storcere il naso ad alcuni ascoltatori e questo è, senza dubbio, il difetto principale, se non l'unico, dell'album.
Dopo la breve introduzione strumentale di "Jupiter mission", "Discovery one" sfodera una struttura da manuale, perfettamente ricamata sul ritmo pressante e carico di tensione, con gli accordi di chitarra spalmati sui pattern suonati dai sequencer e i momenti liberatori di esplosione melodica. "Broadcast news" contiene vari momenti distinti, a partire dal prologo atmosferico per proseguire nelle pregevoli sezioni strumentali dominate da pianoforte, tastiere e chitarre e con intermezzi di sottofondo ai dialoghi. Tutto l'album prosegue sulla stessa falsariga, con brevi parti che accompagnano gli estratti del parlato, di solito a carattere più cupo o misterioso, a sottolineare la deriva verso la follia di H.A.L., alternate a composizioni traboccanti di melodia. Spiccano alcune cose, come la poesia agrodolce di "Freddo al cuore", il rock nervoso di "Spacewalk" (con l'immancabile chitarra di Steve Rothery, presente anche in "La perfezione che si cerca"), la malinconia di "Buio intorno" e la conclusione incalzante di "Computer malfunction".
"H.A.L." è il seguito che era lecito auspicarsi dopo "Monolith", del quale ovviamente non riesce a replicare la sorpresa e l'impatto, essendo forse anche leggermente inferiore ad esso. Si tratta comunque di una differenza minima. A questo punto l'attesa per il terzo capitolo si fa intrigante, poiché l'ultima parte della storia contiene l'allucinane trip psichedelico di David Bowman verso l'infinito, che sono curioso di scoprire come sarà musicato. Al momento, possiamo solo goderci "Monolith! e "H.A.L." e sperare che non passi troppo tempo perché la vicenda si concluda.



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Nicola Sulas

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