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LO ZOO DI BERLINO (feat. PATRIZIO FARISELLI) Resistenze elettriche New Model Label 2019 ITA

Questa collaborazione appare già succulenta in fase di presentazione e, lo diciamo subito, l’ascolto non delude minimamente le aspettative. Anzi, i quaranta minuti di “Resistenze elettriche” danno continue vibrazioni positive, che sicuramente toccheranno le corde degli amanti del progressive rock orientato alla sperimentazione. L’album è idealmente suddiviso in due parti: c’è un lato A che racchiude quattro tracce dal vivo registrate durante un mini tour in Emilia Romagna. Qui lo Zoo di Berlino, formato da Massimiliano “Max” Bergo (batteria, percussioni, effetti elettronici), Andrea “Shelving” Pettinelli (piano Rhodes e sintetizzatori) e Diego “Echo” Pettinelli (basso, programmazione, effetti elettronici) è accompagnato da Patrizio Fariselli, storico tastierista degli Area. Il lato B, invece, contiene quattro pezzi inediti dello Zoo di Berlino in classico trio e interamente strumentali. Si parte col pianoforte di Fariselli in evidenza ad introdurre “Internazionale”, già ai tempi suonata dagli Area. Più passano i secondi e più si avverte una sorta di preludio “minaccioso” ed infatti ecco che arriva puntuale un assalto elettrico d’avanguardia, rumoroso e dissonante, che fa da introduzione ad uno sviluppo più jazz-rock. Le improvvisazioni dei musicisti si lasciano ascoltare con piacere ed anche quelle che partono dalle basi di “L’elefante bianco” e “Arbeit macht frei” evidenziano un affiatamento totale che fa sì che l’eredità degli Area sia portata avanti con rispetto e bravura. A chiudere la prima parte del disco c’è “Aria”, una delicata composizione dal vago sapore un po’ celtico e un po’ classicheggiante che Fariselli ci ha già fatto conoscere nel suo ultimo album “1000 ghosts” e nelle sue esibizioni concertistiche. Nella seconda parte del disco, lo Zoo di Berlino non si distacca eccessivamente dalla voglia di libertà già mostrata, ma filtra questo lato del progressive rock attraverso sperimentazioni personali, un motore ritmico fantastico, collage stravaganti, sfuriate violente, bruschi cambiamenti d’atmosfera, deviazioni post-rock, fino ad arrivare al curioso funk rock finale con cui rielaborano a modo loro “Bella ciao”. Alla fine, l’unione di un gruppo che cerca di essere originale puntando su un percorso dove la creatività è al centro del progetto musicale, con uno dei musicisti più importanti del progressive rock italiano degli anni ’70, permette di raccogliere frutti succulenti, anche se non adatti a tutti i palati. E già lo Zoo di Berlino annuncia due nuovi album di prossima pubblicazione per proseguire ancora sulla strada di ricerca e sperimentazione.



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Peppe Di Spirito

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