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HALLOWEEN Psy-ko Musea Records 2025 FRA

Un ritorno a sorpresa. Sono stati ben ventiquattro gli anni di silenzio. Era il 2001, infatti, quando gli Halloween realizzarono “Le festin”, quello che è rimasto fino a poco tempo il loro ultimo album. Nel 2025 quel silenzio si è rotto. Ed ecco “Psy-ko”, doppio cd con circa settantadue minuti di musica nuova (chissà perché non metterla su un unico supporto). Il gruppo si ripresenta con un’ossatura forte della vecchia formazione, visto che ritroviamo Jean-Philippe Brun al violino e alla voce, Géraldine Le Cocq alla voce, Philippe Di Faostino alla batteria e alle percussioni e Gilles Coppin alle tastiere. A completare la line-up ci sono i nuovi innesti di Cédric Monjour alle chitarre e Romain Troly al basso.
“Transe” apre l’album con nove minuti che dimostrano subito la direzione che vuole prendere la band. Il sound è più ruvido, soprattutto per l’uso di una chitarra che va in direzione metal. Eppure gli Halloween sono bravi a non perdere la loro identità. Il violino, la voce della Le Cocq, le tastiere sinfoniche, l’atmosfera misteriosa, le dinamiche ben studiate tra cambi di tempo e alternanza di parti irruente con altre più pacate sono tutti punti di forza che si ritrovano intatti in questo interessante pezzo di apertura. Nella successiva “Crise de foi” si comincia a notare qualche cambiamento, soprattutto per mezzo di qualche innesto elettronico particolare e di melodie vocali un po’ stravaganti; alla fine, risulta non troppo convincente. “Plume de plombe” (che con cinque minuti e mezzo è la traccia più corta del lotto) riporta invece pienamente a quel prog sinfonico teatrale e dark che caratterizza quel gioiello che è “Merlin”, con, in più, curiose sovrapposizioni vocali della Le Cocq che creano intriganti armonie. Il quarto d’ora di “Nostalgie” è l’apice dell’album ed è la composizione in cui la musica si fa più tetra e oscura. C’è persino un passaggio dopo i quattro minuti che sembra un non troppo velato omaggio ai Goblin. Il lento crescendo della sezione centrale porta pathos e intensità non indifferenti; chitarra, violino e tastiere seguono ognuno una parte differente per poi arrivare ad un insieme fortemente emotivo; i cambiamenti ritmici creano ulteriore tensione; il resto lo fa il canto drammatico, con alcuni momenti recitati tipicamente francesi. Il secondo cd contiene altri quattro brani che si muovono maggiormente tra alti e bassi. “Frustration” si apre con nuovi temi gobliniani, ma ben presto suoni di mellotron, ritmi marziali, la sei corde che ruggisce e qualche soluzione cinematica spingono verso altri lidi. “Gnomes” è forse il pezzo più stravagante e pieno di continui mutamenti, tra singhiozzi ritmici, tecnicismi, un’esibizione canora bizzarra, a volte quasi cantilenante. Sembra quasi che la band abbia voglia di forzare le soluzioni inaspettate. Le sorprese non mancano, ma anche se è chiara la voglia di stupire degli Halloween, forse in questo caso è maggiore la confusione. A concludere “Psy-ko” ci sono altre due tracce che superano i sette minuti. “Cochon de laid” è veemente e piena di virtuosismi, sembra quasi una versione prog-metal di Frank Zappa. Meglio il finale magniloquente di “Igor S.”, epica pièce lirica e classicheggiante con tanto di cori maschili imponenti e testo in lingua russa in onore, immagino, a Igor Stravinsky.
Terminato il disco, le sensazioni sono strane. “Psy-ko” è bello, anzi, cresce anche ascolto dopo ascolto, eppure non raggiunge le magie dei tempi migliori e presenta anche qualche calo qualitativo che denota una certa incostanza, come se neanche la band abbia ben chiara la direzione in cui andare. Pensandoci bene, forse era lecito non aspettarsi di più e ci si può accontentare del risultato finale.

 

Peppe Di Spirito

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