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“Cunégonde” segna il primo passo discografico del nuovo corso degli Ange. Un corso iniziato qualche mese prima con Christian Decamps che ha lasciato il testimone al figlio Tristan per gli spettacoli dal vivo. Con ogni probabilità anche l’attività in studio vedrà lo storico cantante sempre più defilato. In questo nuovo lavoro Christian è ancora ben presente, ma c’è una maggiore alternanza tra lui e il figlio e troviamo anche il nuovo innesto Séraphin Palmeri alle tastiere. Resta invariata la restante line-up, ormai consolidata da anni, con Hassan Hajdi alle chitarre, Thirry Sidhoum al basso e Benoit Cazzulini alla batteria. A sette anni di distanza dall’ultimo parto in studio “Heureux!” gli Ange si ripresentano con nove nuove composizioni come al solito convincenti e coinvolgenti. Rimangono intatte certe caratteristiche strettamente legate alla loro “essenza” più prog, con quella teatralità che è sempre stata un loro marchio di fabbrica e con le tastiere altisonanti che danno un tocco sinfonico e un po’ dark. Sempre attenta anche a proporre linee melodiche intriganti, la band enfatizza per l’occasione anche certe prerogative più dure, che in alcuni frangenti vedono sugli scudi la chitarra elettrica abrasiva ed una sezione ritmica che si fa bella potente per un hard-prog carico di intense vibrazioni (in “Quitter la meute” addirittura non così distante dal prog-metal). Tra brani che seguono la forma canzone e composizioni più articolate gli Ange sfornano un altro lavoro di qualità, anche se l’impressione è che sia leggermente sotto la media rispetto agli standard molto elevati a cui ci hanno abituato. Certo, la classe è sempre evidente e ci sono anche dei picchi particolarmente alti che potranno essere in futuro nuovi pezzi da novanta di un repertorio che si fa sempre più ampio. Ci fa piacere, nello specifico, citare in particolare “Fruits & legumes”, che con sette minuti è il pezzo più lungo dell’album e che tra cambi di tempo e di atmosfera si muove tra venature pop e hard rock e presenta un lungo finale strumentale nel quale Hajdi può lanciarsi in uno strabordante guitar-solo; le suggestioni elegiache che culminano in un crescendo solenne di “Pace nobilis”; “Ennio”, chiaramente dedicata al grande Morricone e con gli Ange sorprendentemente e splendidamente cinematici, che portano in ambito prog quell’indirizzo musicale tipico di alcune colonne sonore western del Maestro capaci di abbinare epicità orchestrale ed un sound evocativo e desertico.
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