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MAGENTA Tarot Tigermoth Records 2026 UK

Pur senza perdere la loro “sinfonicità”, i Magenta avevano un po’ indurito i suoni nei loro ultimi album. “Tarot” segna invece un deciso riavvicinamento al prog romantico degli esordi di “Revolutions” e “Seven” e il gruppo appare per l’occasione decisamente ispirato. A preparare il terreno per tutto ciò era uscito nel 2022 “The White Witch – A symphonic trilogy”, con riarrangiamenti di vecchie composizioni, alla cui recensione vi rimandiamo. Ma veniamo al nuovo lavoro di inediti… Subito il riff iniziale di “The lovers” mette in chiaro le cose, con il suo fare epico seguito dall’entrata della sempre splendida voce limpida di Christina. Siamo in chiarissima “area Renaissance”, con un vero e proprio ritorno alle origini, quando la band esordiva trovando un riuscito mix di new-prog, echi della band di Annie Haslam e riferimenti a Genesis e Yes. A seguire, il primo di una serie di 4 “Etude” che fanno da ponte tra un brano e l’altro. Si tratta di brevissimi tasselli eleganti incentrati su strumenti acustici, tra raffinatezze chitarristiche, spunti barocchi e toni intimisti. Ogni traccia “principale” viaggia tra gli otto e i dieci minuti, spazio che permette al gruppo di muoversi e costruire la sua musica tra melodie forti, interscambi strumentali, solide parti solistiche mai “logorroiche” e variazioni di tempo e di atmosfera. Le tastiere di Rob Reed, più maestose che mai, dialogano alla perfezione con la chitarra di Chris Fry, qui nell’ennesima performance di alto livello; il drumming dell’ospite di lusso Nick D’Virgilio dà ulteriore sostanza, gli interventi di flauto e oboe sono deliziosi e come sempre Christina sfodera una prova maiuscola, confermandosi una delle cantanti più ammirevoli della scena britannica contemporanea. Per i testi di “Tarot” i Magenta continuano anche quanto fatto con gli album “The twenty seven club” e “Masters of illusions”, dedicando ogni composizione ad un personaggio famoso, reale o di fantasia. I “prescelti” sono stavolta Ginevra, Houdini, Mozart, Giovanna D’Arco e la Vergine Maria, ognuno abbinato ad una carta dei Tarocchi. E agli stessi Tarocchi è abbinata la composizione finale che dà il titolo all’album. Direi che i Magenta non hanno fatto dischi brutti in carriera, ma questo è particolarmente apprezzabile e ritengo che vada annoverato tra i vertici della loro produzione.

 

Peppe Di Spirito

Collegamenti ad altre recensioni

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MAGENTA Live at Real World 2010 
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