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BAND OF RAIN Deep Space / Garlands Hollowhill Music 2004 / 2005 UK

La Band of Rain è un altro buon esempio di perseveranza e passione musicale, nata da un'illuminazione del chitarrista e compositore inglese Chris Gill, un personaggio carismatico guidato dalla sua fede incrollabile verso il rock... Sin dagli anni settanta Gill ha mantenuto viva la sua passione attraverso diverse esperienze, musicali e non, a cavallo fra gli States e l'Inghilterra; solamente dopo diverse vicissitudini musicali ed alcuni incontri importanti, Nick Mason ed Adrian Belew tra gli altri, Gill ha trovato la convinzione di formare il suo gruppo, la Band of Rain, e scrivere la propria musica. In realtà "Deep Space", uscito autoprodotto nel 2004, è del tutto un disco solista di Gill, impegnato a suonare ogni strumento presente, con l'aiuto dell'amico Andy Fisher per le parti vocali: "Deep Space" è un disco piuttosto caratteristico e singolare, in gran parte strumentale... Il titolo e la copertina alludono ad una musica che gioca con le suggestioni psichedeliche e space-rock (gli Hawkwind più crepuscolari, Ozric Tentacles...) eppure, diversamente da quanto è facile immaginare, si respira a tratti un'atmosfera decadente e cupa, sono rimasto quasi sorpreso dallo stile di brani come "A Search for My Forgiver", "Castle Walls", e specialmente "A Room Where Time Stands Still", l'impressione forse involontaria è quella di una musica che oscilla fra i Pink Floyd ed alcune delle tendenze più gotiche e sinistre del rock. Comunque, in questo disco d'esordio le idee sono ancora leggermente sfocate, in diversi momenti la mancanza di un vero gruppo di musicisti si fa sensibilmente sentire. Chris Gill nonostante tutto ha scritto un album coraggioso e di buon livello: grande spazio è riservato ovviamente alla sua chitarra, heavy, blues, acustica, a tratti ipnotica ed acida (interessante il trance-rock tribale di "Cassanova of the Cliff Dwellers"); le parti di tastiera sono intelligentemente misurate e di buon gusto, spesso utilizzate come sfondo ambientale e cosmico, giusto per dare un senso opportuno d'infinito, oppure malinconicamente sinfoniche. Incoraggiato dal buon risultato raggiunto con "Deep Space", Chris Gill ha pensato bene di formare per il suo secondo album una band vera e propria, composta in totale da otto musicisti, Gill compreso. "Garlands", dunque, non è più unicamente il disco solista di Gill ma si può considerare come il primo effettivo lavoro della Band of Rain. Rispetto all'esordio, di cui è la naturale continuazione ed evoluzione, "Garlands" inevitabilmente ha un piglio meno ingenuo e più professionale, la Band of Rain ha così in buona parte ordinato o limato alcune delle peculiarità precedenti. Heavy-psychedelic electronic rock, così si potrebbe definire "Garlands", almeno all'ascolto di brani affascinanti come "Test Pilot", accostabile ad alcune cose dei The Gathering ed in equilibrio fra aggressività e raffinatezze elettroniche, la ballata sci-fi per vocoder di "Voyager", la drammaticità solenne di "All Moonlit Through the Tree", cantata dalla voce folk di Genever Morgan, oppure l'introspettiva ed emozionante sinfonia della title-track. In altri brani la Band of Rain percorre la strada del blues-rock fantasioso e seducente tanto amato da Gill, come in "Moon on the Mountain" ,"Ghost Town", oppure nella trasognata "Beneath My Tree". La Band of Rain rappresenta quindi una piacevole quanto inaspettata sopresa, per avere la piena conferma del talento visionario di Chris Gill ora dobbiamo solo aspettare l'uscita imminente del loro terzo disco, "Maidens & Madrigals", prevista per la fine del 2006...

 

Giovanni Carta

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