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BAROCK PROJECT Coffee in Neukölln Musea 2012 ITA

I Barock Project sono uno dei migliori gruppi italiani di rock progressive. No… non ho messo degli ultimi venti anni, sto parlando in generale. Se ci fosse una scena di appassionati decente, se si trascurasse la gente che denigra per partito preso i gruppi usciti negli ultimi tempi perché non si ha voglia di conoscere e supportare determinate realtà, il gruppo emiliano avrebbe, non solo tra quei duecento che ascoltano determinata musica, il posto che si merita tra i grandi. Difficilmente troverete (e non solo in Italia) gruppi che a ogni uscita aggiungono tasselli alla loro proposta musicale, rendendola sempre originale e accattivante pur rimanendo nel recinto della tradizione sinfonica.
Era molto difficile fare meglio di “Rebus“, uscito nel 2009, tre anni più tardi: con “Coffee In Neukölln” Luca Zabbini e compagni riescono nell’impresa, presentando un concept nel quale tutta la qualità dei membri dei Barock Project viene fuori alla grande. In “Coffee In Neukölln” c’è tutta la tradizione del rock progressive italiano rielaborata in chiave moderna, perché si può essere un gruppo prog guardando il passato senza per forza scimmiottarlo e cercando di portare avanti una linea sonora che se non originale (niente lo è) sicuramente risulta personale. Ed è bello ascoltare un disco dove non succede ciò che capita nelle partite di calcetto quando nessuno vuole fare il portiere. Non c’è nessun “cantante volante”. Luca Pancaldi è un cantante di ruolo e si sente (quando vi diranno… e ve lo diranno… che il cantato non è fondamentale in un disco progressive fategli sentire dischi del genere)… non è un Robert Plant né un Peter Hammill, ma sa fare il suo mestiere e lo fa bene. Il risultato è un disco completo e bello sotto tutti gli aspetti. Di Luca Zabbini si è già detto tutto in questi anni, personalmente lo reputo tra i migliori della sua generazione e, rispetto a tanti suoi colleghi, riesce a mettere i propri virtuosismi sui tasti bianchi e neri al servizio del gruppo, non oscurando gli altri membri con la sua bravura.
Analizzando i pezzi: “Back to you “ è un ottimo biglietto da visita per questo disco, un bel concentrato di classe e potenza, aspetti che troveremo nelle restanti tracce. I brani centrali, ”Kyrie” (musicalmente adattissimo realmente a una liturgia) e “Fool’s overture” (forse il mio pezzo preferito), se li avessero proposti oggi gente come i “New Trolls” o “Il rovescio della Medaglia” sarebbero stati salutati da ovazioni generali, e ascoltandolo ti chiedi, anche in maniera sconsolata, quando finirà la gavetta per questi gruppi sempre schiacciati dal passato. Pensando a un brano come “Streets of Berlin” la mente vola a cosa potrebbe accadere se una sera, Toto e PFM, dopo una cena ad alta gradazione alcolica, tirassero fuori gli strumenti e cominciassero a suonare insieme... ecco forse quello che ne verrebbe fuori sarebbe simile a questo pezzo. La mini suite Inside” My Dreamer's Eyes” ti fa prendere il booklet in mano per vedere realmente se questo gruppo venga davvero dalla bassa emiliana e non dalla Svezia o dagli Stati Uniti e quando te ne rendi conto, ti chiedi del perché gente del genere non la conosce praticamente nessuno, perché il talento vero non è valorizzato, perché anche in un mondo underground come questo chi è bravo veramente non riesca a emergere. A un gruppo del genere si può anche perdonare il 7/8 della parte centrale di “The lives of other”, non ne dovrebbe aver bisogno per essere reputato grande… poi ti ricordi dell’appassionato medio... e speri che questo disco non venga ricordato solo da questo passaggio genesisiano.
“Coffee In Neukölln” è tra i dischi più belli usciti negli ultimi anni, e non solo nella nostra penisola. Accorgetevene adesso, prima che tra 10-15 anni ve lo facciano riscoprire insieme a Gran Turismo Veloce, Slivoviz, Moogg, Yugen, Garamond etc. etc. oggi ignorati praticamente da tutti.


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Antonio Piacentini

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