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CARPTREE Man made machine Inside Out 2005 SVE

Era quasi inevitabile che questo gruppo svedese prima o poi andasse a finire nella vetrina della Inside Out. La musica dei Carptree ha tutte quelle caratteristiche che la rendono potenzialmente appetibile alle orecchie di un pubblico allargato: tanta melodia, ottimi arrangiamenti, belle parti orchestrali e tutto quello che serve per dare all'ascoltatore medio l'impressione che quello nel lettore sia proprio un disco di grande prog. Ecco quindi il prog alla portata di tutti, come quello appunto che spesso figura nel catalogo dell'etichetta in questione. Al di là di certe osservazioni più o meno polemiche resta comunque il fatto che i Carptree hanno dato vita ad un buon prodotto, sfruttando al meglio tutte le caratteristiche positive già emerse nel precedente "Superhero". Abbiamo quindi un ottimo e fruibile Prog sinfonico, ammaliante, con grandi partiture vocali, gestite con grande personalità e teatralità dall'abile Niklas Flink (con una impostazione che ricorda da vicino Peter Gabriel) per quello che potenzialmente potrebbe quasi sembrare un musical. Possiamo quindi apprezzare melodie efficaci con cori di impatto e parti orchestrali più curate e presenti rispetto al buon "Superhero", condotte ancora una volta in maniera brillante dalla No Future Orchestra. I riferimenti sono sempre quelli che ci riportano al periodo classico dei Genesis più romantici e, volendo, dei Marillion di Fish, con un feeling tuttavia peculiare e personalizzato, che si potrebbe definire da palcoscenico di Broadway, evidente fin dalle prime note dell'oscura e maestosa "Titans Clash Aggressive to Keep an Even Score". Il livello qualitativo è omogeneo per tutti i 58 minuti e 30 secondi di durata complessiva, con momenti culminanti di atmosfera e pathos potenziati dall'ampio utilizzo di un pianoforte incombente ma anche di strumenti meno ortodossi come il Theremin, con il suo suono spettrale (strumento inventato nel 1919 da Leonard Theremin, la cui produzione è stata recentemente riavviata dall'azienda di Robert Moog, e già utilizzato in passato da altri gruppi come i Led Zeppelin in "The Song Remains the Same"). A questo proposito "In the Centre of an Empty Space" assume degli effetti particolarissimi proprio grazie al Theremin, utilizzato con grande fantasia. Le canzoni si avvicendano con una consequenzialità naturale, come se fossero i movimenti di un'unica suite, attraversando momenti di mistero, di sogno, di poesia, attraverso un insieme di suoni mai troppo carico ed eccessivo ma sempre elegante. Ancora una volta il mio invito è quello di leggere i testi, realizzati con grande capacità narrativa. Insomma, questo album è tutto quello che voleva essere: ruffiano, quasi costruito ad arte a solleticare le giuste corde emotive ma comunque decisamente ben riuscito. Ascoltatelo senza farvi troppe domande, specie se vi piace l'aspetto romantico e sinfonico del Prog: difficilmente ne uscirete delusi.

 

Jessica Attene

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